Il Bilancio della Regione Sicilia è stato approvato dalla Corte dei Conti anche se il Procuratore ha preannunciato ricorso avverso, a Roma, presso le sezioni unite della Corte. Quello che emerge invece è sicuramente una prospettiva pesante per chi andrà a presiedere come governatore la prossima legislatura regionale.

Le criticità risiedono anche nell'accorpamento

Le criticità messe in luce dal Procuratore Zingale risiedono anche nell'accorpamento, per effetto di una donazione, degli immobili della Regione adibiti ad uffici con il fondo pensioni dei dipendenti regionali.

Le pensioni dei dipendenti che hanno sempre gravato e continuano a gravare sul bilancio regionale per una posta equivalente a quanto la Regione incasserebbe dalla riscossione delle accise sui carburanti, che lo Stato incamera ma non trasferisce alla Regione, ammonterebbero a oltre 600 milioni di euro l'anno.

Il Procuratore lamenta mancati accantonamenti per preventivabili future spese legali dell'ente e su possibili perdite della gestione delle aziende partecipate.

Un'eredità pesante

La Regione inoltre riterrebbe in attivo crediti di dubbia esigibilità e le somme ricevute dalla banca Unicredit, che dovrà restituire attraverso un piano di ammortamento che si concluderebbe nel 2045.

Un'eredità pesante in un quadro nazionale alquanto incerto.

Esclusa la possibilità che un rigoroso e novizio candidato della Politica, alla stregua del Sindaco di Licata, per intenderci, possa presentarsi per reggere e non rischiare di essere sfiduciato prima della fine naturale della prossima legislatura, la rosa dei candidati si restringe a pochi.

Mentre ci sarebbe da temere la conduzione del M5Stelle che potrebbe rivelarsi critica nel gestire una popolazione doppia rispetto a quella di Roma, vista l'ingloriosa esperienza di Virginia Raggi a Roma.

Il "sottoblocco", il cui spostamento potrebbe fare la differenza a Sinistra, potrebbe essere quello di Orlando reduce da una recente grossa affermazione elettorale.

Crocetta, attuale Governatore, presumibilmente tenterà di aggregare prima di tutto tutte le piccole forze, da Alfano a Cardinale ex Ministro, e qualora ci riuscisse, anche la sinistra estrema potrebbe convergere.

Un elemento che potrebbe ben figurare, Nello Musumeci, e raccogliere istanze sempre negate o che non hanno mai ricevuto risposte, si è fermato o si è fatto fermare dalla Meloni in attesa dell'investitura. Attesa che avrebbe avuto un senso se si fosse trattato di ereditare un potenziale utile e attivo elettorato, ma in questo caso, pare che il legato di Berlusconi sia rappresentato solo da macerie.

Lo stesso Berlusconi vorrebbe che questo appuntamento elettorale in Sicilia non ci fosse mai stato, lui vorrebbe non contarsi in Sicilia, richiamando anche Alfano per poi potere scaricare l'insuccesso. Minimizza pure sulla chiamata alle urne in Sicilia come non importante e di carattere locale al pari di città e comuni e tiene con il fiato sospeso i possibili partner.

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