Nel suo discorso per il nuovo anno, Kim Jong Un annunciò che una delegazione nordcoreana avrebbe potuto partecipare ai giochi olimpici invernali di Pyeongchang, in Corea del Sud. La notizia passò in secondo piano, schiacciata dal famoso “bottone rosso” [VIDEO] nucleare e dalla prorompente risposta di Trump. Il 9 gennaio, però, il ministro sudcoreano dell’Unificazione Cho Myoung-gyon e l’omologo nordcoreano Ri Son-kwon hanno raggiunto un accordo in base al quale Pyongyang manderà una propria delegazione sportiva ai giochi olimpici assieme ad una troupe artistica. Le attività sportive sono spesso state utilizzate da Paesi rivali per aprire nuove strade di dialogo politico e le conquiste di successi internazionali sono sempre state accostate alla propaganda al fine di acquistare prestigio tra i cittadini.

In Corea del Nord [VIDEO] l’assurgere dello sport come mezzo di rafforzamento del regime è giunto tardivamente e un po’ per caso. La qualificazione della nazionale di calcio nordcoreana ai campionati mondiali in Inghilterra nel 1966 fu salutata come un chiaro successo della politica illuminata di Kim Il Sung rispetto a quella oscurantista del sudcoreano Park Chung-hee, ma fu l’inaspettato successo sull’Italia e l’incredibile sconfitta ai quarti di finale con il Portogallo a far capire a Pyongyang che lo sport avrebbe potuto far accrescere ancor più l’appoggio del popolo.

La svolta dello sport nordcoreano

Il trionfo contro l’Italia non venne più ripetuto, ma il 1966 segnò l’entrata della nazione asiatica nel panorama sportivo internazionale. Nelle palestre le discipline ginniche più in voga sono quelle marziali, la cui pratica è fortemente incoraggiata dallo Stato perché, oltre a rappresentare un chiaro esempio di difesa contro il nemico, combinano tattiche militari e forza muscolare.

Non è quindi un caso che le affermazioni olimpiche più numerose vengono ottenute nel sollevamento pesi (5 medaglie d’oro, 8 d’argento e 4 di bronzo), nel wrestling (3 ori, 2 argenti e 5 bronzi), boxe (due ori, 3 argenti e 3 bronzi) e judo (2 ori, 2 argenti, 4 bronzi).

La nazionale femminile di calcio

Il calcio, di gran lunga lo sport più popolare tra i nordcoreani, è oggi meglio rappresentato dalla nazionale femminile, undicesima nel rank FIFA (quella maschile si piazza al 126°posto). L’Under 20 femminile nordcoreana è l’attuale campione del mondo di calcio bissando il successo ottenuto nel 2006, mentre la prima nazionale è la detentrice dell’oro nei Giochi Asiatici e nella Coppa d’Asia Orientale. Il regime celebra ogni vittoria con enfasi, dedicando francobolli, poster e portando in trionfo lungo le vie di Pyongyang gli eroi dello sport nordcoreano ogni volta che riportano un successo internazionale.

Le celebrazioni per la vittoria sull'Italia nel 1966

Sono, invece, false le notizie che riportano punizioni inflitte alle squadre o ai singoli che non riescono a salire sul podio.

Lo stesso Pak Doo-ik, autore del gol che eliminò l’Italia nel 1966 e che una leggenda metropolitana lo voleva dentista, in realtà era un caporale dell’esercito che, dopo i mondiali del 1966, divenne insegnante di ginnastica. Comprendendo quanto potesse essere utile la sua fama mondiale, nel 2002 il regime nordcoreano concesse a Daniel Gordon di girare The Game of Their Lives, un documentario che racconta come l’avventura della #corea del nord nel mondiale d’Inghilterra radunando sette giocatori che fecero parte di quella mitica impresa. #Kim Jong-un #Olimpiadi