Le bufale online sono una piaga sociale sotto tutti gli effetti, su questo non c'è dubbio. E la corte d'appello di Trento non ha certo fatto passare facilmente l'ennesima notizia falsa pubblicata sui social.

Il prezzo, non c'è che dire, è stato elevato: 15.000 euro di risarcimenti per il "boss" della Lega Nord: Matteo Salvini. Una cifra che a prima vista risulta ridicolmente alta, ma che in realtà nasconde una serie di infamie che si perdono nel lontano 2015. Ma andiamo con ordine.

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Il fatto ha i suoi inizi il 25 aprile del 2015, quando un giovane blogger mise in giro una notizia sconcertante.

A detta del sito, infatti, Matteo Salvini avrebbe pronunciato una frase terribile nei confronti delle forze partigiane:"Al Sud non esistono partigiani perchè non avevano le p**** per combattere. Sono dei vigliacchi". Inutile a dirsi, la macchina dei social network si è messa repentinamente in funzione, scatenando una pioggia di indignazione sul capo del leader della Lega.

Matteo Salvini, dal canto suo, ha subito reagito alla calunnia querelando il blogger in questione per diffamazione. Le parole però sono volate in alto, fino a raggiungere la vetta degli indignati online. Numerosi siti a sfondo politico e testate giornalistiche avevano già girato la notizia, ingranando la marcia verso i lettori più accaniti e facendo scolpire le parole (mai pronunciate) sulla pubblica piazza dei social.

Senza aspettare oltre, Salvini ha fatto smuovere l'avvocatessa Claudia Eccher, la quale ha presentato il caso al tribunale di Trento. Inizialmente, il blogger calabrese fu assolto durante la sentenza di primo grado, nel 2016. Successivamente la causa proseguì, fino ad arrivare ad oggi. Ribaltando la sentenza del 2016, il tribunale ha accertato che le parole non furono mai pronunciate da Salvini, condannando il blogger a pagare 5.000 euro più le spese processuali, e offrendo al leader della Lega un risarcimento di 15.000 euro.

Il crimine non paga

Inutile girarci attorno: la diffusione virale di false notizie non giova a nessuno, se non a chi le pubblica. La notizia è stata accolta con sollievo dai "fedelissimi" della Lega Nord, ma anche gli stessi rappresentanti politici di "fazioni rivali" alla destra hanno espresso la loro solidarietà a Matteo Salvini: comportamento più che giusto.

Ancora una volta, infatti, è stato dimostrato come le Fake News siano una piaga che nuoce sia al singolo individuo che alla comunità dei social network, sfruttata indirettamente dagli unici che beneficiano di una bufala pubblicata sul web.

Al momento, il blogger risulta ufficialmente condannato a versare la cifra stabilita. Certo è che, con una simile sentenza, si ha già avuto modo di mostrare la prevenzione verso le bufale che alimentano da anni la rabbia di milioni di persone. Si può solo sperare che questo sia un inizio verso un maggior controllo dei contenuti volti a "sbolognare" gli utenti online.

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