Un governo cosiddetto ‘di scopo’, o ‘del presidente’ se preferite, senza personalità politiche al suo interno, che resti in carica non più di un anno per approvare i necessari provvedimenti economici e, soprattutto, una nuova legge elettorale. È questa la soluzione al blocco istituzionale pensata dal leader del M5S Luigi Di Maio. Retroscena offerto questa mattina dal quotidiano La Stampa, secondo cui la chiusura ad ogni intesa di governo stabilità durante la direzione Pd di ieri, 12 aprile, avrebbe dato una accelerata decisiva alla volontà dei pentastellati di uscire dal cul de sac in cui il sistema Italia è rimasto invischiato dopo le elezioni politiche del 4 marzo.

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La strategia del M5S

Secondo quanto scrive Ilario Lombardo su La Stampa, dopo il no categorico del Pd a qualsiasi intesa di governo con il M5S, il candidato premier pentastellato si sarebbe deciso a puntare su quello che viene definito il “piano B”: appoggio esterno a un governo ispirato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che non abbia esponenti politici al suo interno e che resti in carica al massimo un anno per votare i provvedimenti economici utili a bloccare l’entrata in vigore delle clausole di salvaguardia e, soprattutto, la nuova legge elettorale, possibilmente con premio di maggioranza al 40%.

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Il quotidiano torinese riporta anche dei virgolettati attribuiti a Di Maio secondo il quale “con il premio al 40% ce la potremmo giocare solo noi e la Lega”. Infatti, se si dovessero riaprire le urne tra pochi mesi, è quasi scontata una ulteriore emorragia di voti in usita da Pd e FI e diretti verso M5S e Lega che, a quel punto, resterebbero come unici protagonisti della scena parlamentare.

L’intesa con la Lega

Per raggiungere questo scopo, però, sempre che i retroscena forniti da La Stampa corrispondano alle reali intenzioni di Di Maio, pentastellati e leghisti dovranno giocoforza raggiungere un’intesa.

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M5S

Anzi, secondo Lombardo, gli sherpa di M5S e Lega avrebbero già raggiunto l’accordo su una bozza di intesa che prevede, come prima mossa, la spartizione delle presidenze delle due Camere, con Danilo Toninelli al Senato e Giancarlo Giorgetti alla Camera. Capovolta, dunque, l’opzione iniziale che vedeva un leghista, Roberto Calderoli, eletto alla guida di Palazzo Madama, e un pentastellato, Emilio Carelli, sullo scranno più alto di Montecitorio.

Cambio di strategia che si spiegherebbe con l’intenzione del M5S di partire con il vantaggio di controllare la seconda carica dello Stato in caso il Quirinale dovesse decidere di affidare un mandato esplorativo. Della stessa idea sarebbe anche la Lega che, per bocca del presidente del Veneto Luca Zaia, ha definito come unica alternativa ad un governo a guida Salvini la formazione di un esecutivo politico che si occupi di riformare la legge elettorale.

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