Il Pd di Matteo Renzi praticamente non esiste più dopo la storica sconfitta subita nelle elezioni politiche del 4 marzo scorso. E così si moltiplicano le manovre all’interno del Nazareno al fine di designare un successore del segretario dimissionario del partito. La goccia che potrebbe aver fatto traboccare il vaso della pazienza renziana è stata l’iniziativa promossa ieri dalla corrente Pd Sinistra Dem, guidata da Gianni Cuperlo.

In quella sede, quasi tutti gli esponenti di spicco del partito, compreso il segretario reggente Maurizio Martina, hanno detto no ad un Aventino parlamentare, aprendo così all’ipotesi di governo di larghe intese con M5S o Lega. Ma le ultime volontà di Renzi erano chiare: il Pd ha perso le elezioni e non andrà al governo, mai con Di Maio e Salvini. Ora che anche questo argine è saltato, il quotidiano Libero tira fuori il retroscena sulla volontà della maggior parte dei fedelissimi renziani di arrivare al più presto ad una scissione dal Pd per dare finalmente vita al Partito di Renzi.

La ‘congiura’ contro Renzi

Dunque, come accennato, potrebbero essere state le ultime dichiarazioni dei big non renziani ad aver dato l’ultima spinta decisiva alla volontà di scissione dal Pd dei seguaci di Renzi. Cuperlo ha parlato chiaramente di superamento del renzismo e del suo disegno di potere, mentre il più moderato Martina si è limitato a dichiarare: “Guai a noi se immaginiamo l’Aventino”.

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Pd Matteo Renzi

Più sibillina si dimostra la new entry nel Nazareno, il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, il quale si è detto disponibile a partecipare ad un governo “insieme a tutti gli altri”, ma solo dopo un appello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Anche Andrea Orlando, infine, si è detto contrario ad un Aventino Pd.

Renziani pronti alla scissione

Di fronte a questo fuoco di fila dei dirigenti Dem, che manda definitivamente in soffitta la chiusura totale desiderata da Renzi rispetto alla partecipazione del Pd al nuovo governo, arriva la notizia (o meglio, il retroscena) della volontà dei ‘falchi’ renziani di scindersi dal vecchio partito per fondarne uno tutto nuovo, plasmato a immagine e somiglianza del loro capo.

Pronto anche il nome della formazione politica: Avanti. Al momento, i numeri in parlamento e in direzione sembrano essere dalla parte degli scissionisti, visto che, sui 214 membri della direzione Pd, almeno 120 risultano renziani. Al Senato i fedelissimi di Renzi potrebbero essere 38 su 56, mentre alla Camera, su un totale di 110, la cifra balla tra i 50 e i 70. Fino a questo momento, però, come rivela il Corriere della Sera, il plenipotenziario renziano Luca Lotti ha tenuto il freno pigiato sulla formazione di gruppi parlamentari autonomi per cercare, almeno, di far pesare il voto renziano nella nomina dei capigruppo Dem di Camera e Senato prima della definitiva scissione dal Pd.

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