Concluso anche l'ennesimo giro di consultazioni la domanda che più ci si pone è: fallirà anche questo tentativo? E se fallisce questo tentativo si torna veramente al voto? Presentatosi al Quirinale a seguito dei suoi colloqui con Pd e M5S, il presidente della Camera Roberto Fico, si è detto fiducioso e ha riscontrato un esito positivo a seguito delle consultazioni con le due forze politiche. Esternando tutto questo possibilismo si è spinto forse un po' troppo in là, i primi a farlo notare sono stati diversi "falchi" del Pd.

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In effetti si discute ancora se avviare questo tavolo tra pentastellati e dem. E la discussione interna alle due forze politiche deve ancora partire in modo formale.

Mattarella spazientito

Di sicuro dopo mesi di stallo e di giri a vuoto un dato appare inequivocabile: il presidente Mattarella sta per esaurire oltre che le carte da giocare anche la pazienza. Non si può non essere d'accordo con il capo dello Stato che si ritrova da diversi giorni nel bel mezzo di una tempesta di rivendicazioni e veti che non portano da nessuna parte.

L'inquilino del Quirinale si è mosso nel solco di una precisa costituzionalità: consultazioni partitiche andate a vuoto seguite da incarichi esplorativi ai due presidenti delle camere che rappresentano anche due parti politiche opposte. In un tripolarismo inserito in ambito politico-elettorale proporzionale l'unica strada percorribile per formare un Governo è quella che porta due di queste tre parti ad unirsi; altrimenti non se ne fa nulla. I tentativi incentrati sul dialogo tra centrodestra e M5S sono falliti; quelli tra M5S e Pd stanno per iniziare, e iniziano in salita.

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Difficilmente uscirà fuori una maggioranza Politica netta in grado di sostenere un esecutivo duraturo e saldo. La maggioranza più naturale sarebbe quella composta da M5S e Lega; i veri carri trainanti del voto del 4 marzo. Gli spiragli per questo forno potrebbero riaprirsi dopo il voto di domenica in Friuli, perché il leader della Lega potrebbe abbandonare Berlusconi per andare ad abbracciare Di Maio; soluzione complicata e intrinseca ma non impossibile.

Il possibile ritorno al voto

Il Mattarella spazientito riporta in voga l'alone del voto anticipato. Tra pochi giorni si chiuderanno i termini per il voto entro l'estate; la finestra di giugno salterà entro il 9 maggio. Questa opzione "speed" sembra oramai accantonata, ma se lo stallo dovesse prolungarsi la finestra di autunno potrebbe tornare utile. Il presidente Mattarella pazienta e non vuole forzare, ma le campanelle di allarme tornano a risuonare dopo le parole di Di Maio in cui dichiarava chiuso "il forno" leghista e indicava come ultima spiaggia quello del Pd, ultima spiaggia di difficile - se non impossibile - approdo.

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Il governo del presidente rimane altra opzione praticabile anche se di difficile applicazione: difficilmente una soluzione "presidenziale" arriverebbe ad avere una maggioranza in parlamento, visto che M5S e Lega se ne sono già chiamate fuori. E allora, allo stallo continuo, al presidente non resterebbe che rimandare il paese alle urne. Non dimentichiamoci che questa soluzione continua ad essere ritenuta dal Quirinale una extrema ratio. Nulla può essere dato per scontato.

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