Continua la saga dei negoziati per la formazione del nuovo governo in Italia. Dopo molti dibattiti, voci e discussioni, il centrodestra sembra volere insistere e provarci. Oggi alle 10 si svolge il terzo e ultimo giro di consultazioni al Quirinale. Il leader della Lega, Matteo Salvini, è arrivato a Palazzo Grazioli stamattina per incontrare altri due politici del centrodestra, Giancarlo Giorgetti come rappresentante del Carroccio e Ignazio La Russa per il partito Fratelli d'Italia.

Ieri sera c’è stata un’altra riunione che però non ha rilasciato risultati concreti per avviare l’intesa. Salvini ha insistito che non farà parte di un governo del presidente e che, in mancanza di un governo politico che possa garantire l’espressione del voto del 4 marzo, è meglio tornare alle urne al più presto.

“No” al governo del presidente

Dall’altra parte invece c’è il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, che non ha intenzione di restare fuori da un governo politico, anche se questo è fatto con il Movimento 5 Stelle.

In quel caso però lui non ha interesse di sostenerlo. La partita dunque sembra più chiusa che mai e il Paese resta allo stallo, com’era prevedibili.

Per Licia Ronzulli, senatrice di Forza Italia, con l’incontro di domenica sera il centrodestra ha confermato che è insieme nella posizione di dire “no” a un governo nominato da Sergio Mattarella: “Siamo disposti ad andare al Quirinale per chiedere che l’incarico sia dato alla formazione del centrodestra, con la nomina di Salvini o qualsiasi altro esponente della coalizione del centrodestra che indicherà il leader della Lega”.

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Politica

La resistenza del Movimento 5 Stelle

L’altro partito vincente delle elezioni del 4 marzo, il Movimento 5 Stelle, resta in disaccordo sulla possibile intesa con la Lega che includa Forza Italia. Se Salvini decide di tagliare con Berlusconi per firmare l’accordo con i pentastellati, il leader Luigi Di Maio è anche disposto a farsi da parte e non puntare più alla nomina di presidente del Consiglio. La rottura con Berlusconi però è una condizione “condicio sine qua non” per questo scenario.

Eliminata quest’ipotesi, per il Movimento 5 Stelle resta l’opzione di tornare al voto a giugno, o al massimo a luglio, comunque prima dell’estate. È su queste premesse che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dovrà proseguire le consultazioni. Il Quirinale è più propenso alla nomina di un governo che possa portare il Paese fino all’anno 2019, quando si potrebbe tornare alle elezioni senza gravi conseguenze.

Il ritorno di Paolo Gentiloni

Nelle ultime ore è apparso di nuovo uno dei personaggi fino ad ora più silenti, l’attuale presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Il premier ha risposto alle possibilità di restare in carica a Palazzo Chigi. “Veramente, preferirei non dovere andare avanti, ma se il presidente della Repubblica me lo chiede…”, ha detto Gentiloni. Secondo lui, non è così giusto negarsi alla possibilità di un dialogo con il Movimento 5 Stelle perché parlarne potrebbe svelare le contraddizioni che restano all’interno delle loro proposte.

Nonostante oggi sul Corriere della sera si legge che l’ex premier Matteo Renzi aveva avviato i negoziati con Luigi Di Maio – e che poi tutto è saltato, anche per il ruolo di Maria Elena Boschi - è arrivata la smentita dello staff di Renzi: “L’ex presidente del Consiglio non ha mai visto né sentito Luigi Di Maio. I due non sono più stati in contatto dopo il voto del 4 marzo. Né al telefono né sms. Non ci sono state dunque trattative sulla formazione del governo”. La situazione resta così al punto di partenza, ma con meno vie d’uscita aperte.

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