Questo venerdì 6 luglio si è svolto a Roma, presso la Biblioteca della Camera dei Deputati, un seminario dal titolo "Per trasformare l'opposizione in alternativa". A margine dei lavori BlastingNews ha intervistato in esclusiva Alfredo D'Attorre, ex parlamentare del PD e poi di Articolo Uno-MDP, ricandidato alle scorse elezioni con Liberi e Uguali. Vediamo quello che ci ha detto.

D'Attorre: 'La sinistra è scollegata dai ceti popolari: serve discussione ampia fuori dai recinti e non riattaccare cocci'

D'Attorre, si parla negli ultimi giorni della possibilità di costruire un "nuovo centrosinistra" mettendo da parte alcune vecchie divisioni del passato per fare un passo avanti, crede che sia realmente possibile?

"Innanzitutto servono progetti nuovi e anche nomi nuovi: non si torna al passato con formule ormai seppellite dalla storia.

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Si tratta di prendere atto che l'intera area progressista nelle sue varie declinazioni, dal PD a LeU fino a Potere al Popolo, è stata travolta dal voto ed è totalmente spiazzata socialmente, avendo preso i voti solo nei centri urbani e nelle aree più ricche, e ora è scollegata dai ceti popolari. Da questa situazione non se ne esce riattaccando i cocci, ma con un cambio di paradigma: questa discussione va fatta in modo largo.

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Se ciascuno si chiude al proprio interno non se ne esce".

Anche il fatto che Liberi e Uguali abbia deciso di diventare un partito a tutti gli effetti può essere visto come una 'chiusura'?

"Vedremo i percorsi organizzativi di LeU e del PD, ma il punto fondamentale è che non possiamo chiudere la discussione in recinti peraltro piuttosto precari. Va fatta una discussione radicale che tocchi i nodi fondamentali e che sia in grado di rispondere alle domande più profonde che l'elettorato ha posto il 4 marzo.

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Politica

Serve un nuovo progetto: oggi noi parliamo di "nuovo programma fondamentale" e lo facciamo partendo da temi come Europa e intervento pubblico in economia. Serve una discussione ampia perché ci si rimette insieme e si riparte, solo se si ha un'analisi condivisa".

Però il PD non ha ancora sciolto i propri nodi, non è ancora stato fissato il congresso. E' possibile realizzare il vostro progetto se la "sinistra PD" non ha ancora deciso che cosa fare nel futuro?

"Io penso per questa fase serva un lavoro più politico-culturale sui fondamentali, una fase di ripensamento di fondo.

Poi in seguito verrà il tempo delle soluzioni organizzative e degli schieramenti. Al momento nessun partito o schieramento offre la risposta. Dobbiamo capire che il percorso è lungo, richiederà del tempo e va fatto senza scorciatoie, partendo dalle idee e dalle visioni".

D'Attorre: 'Sinistra ha sbagliato su sovranità popolare ed europeismo retorico: ora un nuovo progetto ecosocialista'

I ceti popolari di questo paese però ormai guardano più alla Lega Nord che alla sinistra, qual è stato il vostro errore più grande in questi anni?

"Abbiamo abbandonato il tema dello Stato e della sovranità popolare, che pure è scolpita nell'articolo 1 della Costituzione, consegnandolo alla destra.

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Poi abbiamo pensato, sbagliando, che la sinistra potesse ridursi semplicemente a un europeismo retorico e inoltre che ce la potessimo cavare con i diritti declinati in modo individuale. I diritti civili sono importantissimi e su questo si deve essere intransigenti; ma non si difendono i diritti civili se poi c'è un pezzo più largo della società che si sente spossessato di bisogni e diritti sociali essenziali.

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Occorre un nuovo progetto che contenda ai vincitori del 4 marzo il nucleo di verità che c'è dietro alla loro affermazione".

Chiudiamo provando a dare un aggettivo a questo nuovo progetto che ha in mente?

"Direi che il progetto deve essere ecosocialista. La parola 'sinistra' oggi da sola non parla più: per tanti italiani, soprattutto per i giovani, o non vuol dire niente o significa cose negative. Quindi serve un'identità più definita ed ecosocialista significa una sinistra che rimette al centro l'intervento pubblico in economia e il ruolo dello Stato. E lo fa assumendo la questione ambientale e la conversione ecologica come il primo terreno di una nuova programmazione economica e di definizione di Politica ambientale"

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