Andrea Camilleri è uno degli scrittori contemporanei più influenti. Ospite di "Che tempo che fa", trasmissione Rai di Fabio Fazio, ha avuto modo di analizzare quello che è il momento attuale dell'Italia e del mondo. Un'opinione fornita in maniera garbata, ma tagliente. La sua condizione di persona ormai anziana e non vedente, la percepisce ormai come privilegiata tenuto conto che gli conferisce la fortuna di non vedere in faccia alcune parole di persone che, nella sua opinione, stanno seminando vento e sono destinate a raccogliere tempesta. Dichiarazioni che fanno scattare l'applauso convinto del pubblico presente in studio.

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Camilleri ospite di 'Che tempo che fa:'Non vedo, ma purtroppo sento'

Sollecitato dalle domande di Fazio, ha modo di rivelare come quello che potrebbe apparire un handicap, ossia l'aver perso la vista, oggi è quasi un privilegio. Si, perchè non ha remore nel sottolineare che oggi senta tutt'altro che il bisogno di vedere il volto di chi proferisce "certe parole". Anzi, addirittura ritiene una "fortuna" essere ciechi, poiché lo priva della possibilità di avere l'impatto visivo di "certe facce ributtanti".

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Dichiarazioni che vengono arricchite da una previsione che suona un po' come un monito sottolineando che questi soggetti "stanno seminando vento" e sono destinati a raccogliere tempesta.

Camilleri torna, inoltre, su quelle che era stata l'uscita di Liliana Segre che, solo qualche giorno fa, aveva raccontato come nell'Italia attuale vedesse un proliferare di sentimenti di odio simili a quell'indifferenza che aveva caratterizzato il periodo fascista di cui lei era stata testimone, essendo una persona di origine ebrea sopravvissuta alla Shoah.

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Secondo quanto ha evidenziato Camilleri bisognerebbe sottoscrivere quanto ha detto la senatrice. Un'esigenza che nasce da quella che è la sensazione della perdita della misura, del peso, del valore della parola.

Particolare effetto fa un'affermazione: "Le parole sono pietre, possono trasformarsi in pallottole".

La riflessione di Camilleri parte dall'attualità

"Bisogna - prosegue lo scrittore - far cessare questo vento dell'odio che è veramente atroce.

Lo si sente palpabile attorno a noi. Ma perché? Perché l'altro è diverso da me? L'altro non è me stesso allo specchio". Un interrogativo che, a quanto pare, nasce dall'analisi dei fatti che, negli ultimi giorni, stanno contraddistinguendo le cronache nazionali ed internazionali. Il riferimento che Camilleri fa riguarda "quel pazzo" (lo definisce così) che entra in una sinagoga e uccide undici persone gridando "tutti gli ebrei a morte".

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Tragedia, purtroppo, realmente accaduta in quel di Pittsburg.

Camilleri, poi, sottolinea che probabilmente si fatica a realizzare il livello a cui ci si abbassa quando non solo si dicono certe cose, ma anche quando ci si limita a pensarle. E non a caso fa il paragone con gli animali che, però, hanno quella che definisce fortuna di non poter parlare.

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