“Io, Sara e Andrea torneremo giusto giusto per Natale e poi vedremo che succederà”. Alessandro Di Battista, numero due di fatto del M5S, non ce la fa più. In viaggio da tempo per l’America Latina con la famiglia, anche per prendersi un anno sabbatico lontano dalla vita politica italiana, uno degli uomini di punta del M5S annuncia il ritorno nel nostro Paese in occasione del Natale. In un video pubblicato sul suo profilo Facebook, e indirizzato ai partecipanti di Italia a 5 Stelle (la kermesse grillina del Circo Massimo), il Dibba ammette di sentire troppo la mancanza della “battaglia in primissima linea”.

Dopo aver raccontato brevemente la sua esperienza nel continente Centro-Sudamericano, detta la linea politica al Movimento che, nonostante l’impegno proficuo del leader Luigi Di Maio, dovrà ancora fronteggiare sfide durissime come la lotta al capitalismo finanziario.

Lo sfogo di Dibba: ‘Potevo fare il ministro’

“A una parte di me piacerebbe tantissimo stare lì. Alle volte mi mangio le mani: ‘Ma che hai fatto?’. Nel senso che sono stato sempre un po’ combattuto perché mi sarebbe piaciuto dare una mano ai miei colleghi, a Luigi”.

Con queste parole Alessandro Di Battista apre il suo video messaggio. “Potevo fare il ministro, però sto bene, la verità è che sto proprio bene - prosegue - Ormai sto per finire questo viaggio e ho studiato un sacco di fenomeni, scritto un sacco di cose, ho vissuto la vita che volevo vivere. Soprattutto credo, dal mio punto di vista, di aver visto alcune conseguenze di scelte che sono state prese in ambito internazionale negli ultimi 20-30 anni. Scelte volte alla privatizzazione delle società, anche qui in Sudamerica dove le società hanno privatizzato pure i diritti a beneficio delle multinazionali straniere. Ed eccola la povertà. E la stessa cosa in fondo l’hanno fatta i governi di sinistra in Italia dagli anni ‘90 in poi”.

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M5S

‘Riprendiamoci la sovranità, no alla privatizzazione dei diritti’

“Per quello credo che ora - prosegue nella sua disamina della situazione politica italiana - passata questa fase della finanziaria, che è un’ottima legge che garantisce diritti sociali, dobbiamo concentrarci su due politiche strategiche. Da un lato politiche ambientali innovative, riduzione del consumo di fonti fossili. E l’altro fronte sul quale dobbiamo battagliare è la ripresa di fette di sovranità. Io non ci credo più alla destra e alla sinistra, è trovo pure avvilente che il dibattito politico in Italia sia tornato su quella roba là.

Io credo fermamente che la battaglia del presente e del futuro sarà tra chi si vuole riprendere fette di sovranità (alimentare, di informazione, politica, finanziaria) e chi invece continua a ritenere che per svilupparci occorre cedere fette di sovranità a questi organismi internazionali che hanno poi distrutto la vita costruendo imperi sulla privatizzazione dei diritti”.

‘Autostrade vanno nazionalizzate, Benetton estromessi’

“Insomma, per farla breve - si infervora Di Battista - io il Movimento lo sostengo ancora di più perché una battaglia contro il capitalismo finanziario la sta conducendo e per me quello è il nemico pubblico numero uno e lo dovrebbero capire tutte le forze politiche.

Perché se c’è una bancocrazia che impedisce a un governo di portare avanti politiche autonome e sovrane, qua c’è la dittatura del mercato, del neoliberismo, delle banche, degli istituti finanziari. Questa è la battaglia principale e sono convinto che il M5S la stia conducendo. Ma deve insistere sulla nazionalizzazione di alcuni asset strategici perché in passato le privatizzazioni hanno fallito. Io dico che Autostrade vanno nazionalizzate il prima possibile, i Benetton vanno estromessi da ogni questione”.

Parlando poi della denuncia della ‘manina’ nel Decreto Fiscale fatta da Di Maio, il Dibba crede fermamente che “Luigi ha dimostrato da che parte sta, da quella dell’onestà intellettuale, della genuinità, è questo quello che vogliono le persone, non vogliono certo politicanti di professione sempre attenti ad ogni mossa. Vogliono vedere qualcuno che a un certo punto si inca*za perché vede che c’è qualcosa che non va. Viva la faccia”.

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