E' praticamente appena iniziata la festa dei sostenitori di Jair Bolsonaro per la vittoria al ballottaggio nelle elezioni presidenziali brasiliane e già Matteo Salvini gli chiede di rispettare la promessa fatta in campagna elettorale: rimandare in Italia l'ex terrorista rosso, membro dei 'Proletari armati per il comunismo' (Pac), Cesare Battisti. Ai complimenti inviati da Salvini al neo presidente del Brasile, un ex ufficiale dei paracadutisti e nostalgico dei tempi della dittatura, ha risposto prontamente su Twitter il figlio, Eduardo Bolsonaro, ringraziando per il supporto e promettendo l'imminente arrivo di un regalo: chiaro il riferimento all'estradizione dell'ex terrorista italiano.

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Salvini non è solo: a destra si esulta e si chiede il rientro di Battisti

Sono vari gli esponenti del centrodestra italiano che la pensano come Matteo Salvini. Per Andrea Delmastro, capogruppo di Fratelli d'Italia alla commissione Esteri della Camera, la presidenza ottenuta da Bolsonaro testimonia una sconfitta di dimensioni planetarie per la sinistra, secondo lui ormai priva di identità e sottomessa a tecnocrazia e poteri forti.

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Con l'entrata in carica di Bolsonaro, prosegue poi Delmastro, gli italiani di destra potranno anche gioire per la restituzione al nostro Paese del 'criminale Cesare Battisti', primo concreto gesto di una futura collaborazione tra Brasile ed Italia. Ancora più esplicito e spiccio il vicepresidente del Senato Calderoli, che, ricordando come ci siano famiglie che 'aspettano giustizia da 40 anni', invita Bolsonaro a caricare Battisti su un aereo e spedirlo in Italia.

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Politica Matteo Salvini

Salvini e la destra guardano con favore a Bolsonaro

La vicenda dell'ex terrorista Battisti, condannato a vari ergastoli e rifugiatosi in Brasile fin dal 2007, è comunque solo un aspetto del generale consenso ed entusiasmo, da parte della destra italiana, nei confronti di un personaggio piuttosto discutibile quale il nuovo presidente brasiliano. Jair Bolsonaro non ha mai nascosto atteggiamenti nostalgici verso il periodo della dittatura e il suo linguaggio, spesso imperniato su valori come Dio e patria, appare molto reazionario.

Inoltre, proprio durante la tesissima campagna elettorale per il ballottaggio, il neo presidente aveva alzato molto i toni contro la libertà di stampa, minacciando apertamente la testata 'Folha di San Paolo', rea di aver rivelato l'esistenza di messaggi elettorali illegali.

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