Dovevano riunirsi oggi Consiglio, Parlamento e Commissione dell'Unione Europea per l'accordo sul testo finale della riforma sul copyright. Ma ben 11 Paesi Membri (fra cui l'Italia) hanno dichiarato di non essere favorevoli all'ultima versione del testo, facendo riferimento soprattutto agli articoli 11 e 13, considerati non sufficientemente protettivi nei confronti dei diritti degli utenti, e annullando di fatto la seduta.

Chi ha bocciato il testo

Il Consiglio Europeo non ha raggiunto la maggioranza qualificata per poter proseguire l'iter legislativo di approvazione della riforma a causa dell'opposizione di 11 Paesi Membri; Germania, Finlandia, Olanda, Belgio, Italia, Polonia, Slovenia, Lussemburgo, Portogallo, Svezia e Croazia hanno revocato la riunione prevista per oggi. L'eurodeputata Julia Reda (Partito dei pirati), da tempo ferma oppositrice della riforma, ha messo in guardia da un'altra possibile riunione prima delle elezioni europee di maggio, evidenziando come quanto accaduto oggi costringa a un semplice rinvio e non a una cancellazione della direttiva.

Focus su Art. 11 e 13

I Paesi contrari alla versione attuale del testo hanno posto l'accento su due articoli in particolare, noti ormai anche al grande pubblico tramite la campagna di sensibilizzazione di Google e di altre piattaforme. Il primo è l'articolo 11, che obbliga le piattaforme online di pubblicazioni a carattere giornalistico a richiedere i diritti d'autore ai rispettivi detentori. Il secondo è l'articolo 13, che costringe colossi del web come Google o Facebook a vigilare tramite mezzi tecnici affinché del materiale protetto da copyright non venga riprodotto online da utenti i quali non dispongono del permesso dei detentori dei diritti.

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Politica Google

Contro quest'ultimo articolo Wikipedia chiuse il proprio sito a luglio in segno di protesta e Google (tramite la sua piattaforma Youtube) continua a esprimere il proprio dissenso negli ultimi mesi.

Nonostante questa riforma sia stata più volte oggetto di colpi di scena (ricordiamo una bocciatura nel luglio 2018 e un'approvazione da parte del Parlamento nel settembre successivo), il Consiglio la reputa ancora insoddisfacente dal punto di vista dei diritti per gli utenti.

Non è chiaro, d'altra parte, se ci sarà una nuova riunione entro maggio, come sospettato dalla parlamentare del Partito dei pirati, e in questo senso non è ancora arrivato nessun annuncio ufficiale.

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