In un articolo di ieri, 11 aprile, Bloomberg ha riportato le parole di sette dipendenti di Amazon ufficialmente impiegati per ascoltare degli estratti di conversazioni fra gli utenti e gli smart speaker Amazon Echo, con l'obiettivo di migliorare le risposte dell'intelligenza artificiale.

I dipendenti, però, non si fermano a sette: si parla, infatti, di migliaia di lavoratori dislocati in vari uffici, da Boston alla Costa Rica, passando dall'India e fino alla Romania.

Gli ascolti

I dipendenti intervistati hanno affermato che gli ascolti delle conversazioni tra utenti e Amazon Echo venivano effettuati in un tipico turno da 9 ore giornaliere, durante le quali avrebbero accumulato ben 1.000 clip audio. Queste registrazioni sarebbero poi state analizzate, annotando in testo alcune parole ed inviandole ad un software che avrebbe provveduto ad apportare delle migliorie all'intelligenza artificiale.

Questi estratti - secondo le dichiarazioni degli impiegati - contenevano in alcuni casi anche audio di atti criminali nei confronti dei quali non era possibile interagire. In altri frangenti, invece, le condivisioni più "simpatiche" sarebbero state condivise solo allo scopo di divertirsi un po'. Nonostante queste testimonianze, i lavoratori dell'azienda statunitense hanno aggiunto di aver firmato un patto di segretezza per non rivelare queste operazioni.

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La risposta di Amazon

Nel sito di Amazon è riportato in forma ufficiale che l'azienda si avvale delle richieste degli utenti per il training dei sistemi di riconoscimento vocale, ovvero per migliorare quei sistemi che servono per rilevare il linguaggio. Tuttavia, non era chiaro se queste operazioni venissero effettuate solo tramite computer, oppure con l'ausilio di persone fisiche.

Un'importante testimonianza della presenza di soggetti umani dietro queste attività arriva proprio con la notizia di ieri, che inevitabilmente pone la società americana e gli utenti di fronte al problema del rispetto della privacy.

In seguito all'articolo di Bloomberg, Amazon ha dichiarato di avere molto a cuore questo tema, e perciò ha imposto delle regole molto restrittive ai suoi dipendenti in merito all'abuso dei sistemi con cui interagiscono.

Questi assistenti virtuali ad oggi sono ancora incompleti sotto certi punti di vista: questa nuova tecnologia, infatti, non riesce ancora a codificare forme dialettali o particolari accenti.

Di conseguenza, tutte le aziende che hanno deciso o che decideranno di lanciare il proprio assistente sul mercato, hanno di fronte un lungo lavoro di sviluppo. Ma se per Amazon quest'aspetto è venuto a galla nelle ultime ore, per le altre multinazionali ancora non risulta ben chiaro il sistema adottato per perfezionare le risposte dell'intelligenza artificiale. Si prevede, dunque, che la notizia diffusa da Bloomberg sia destinata ad aprire un acceso dibattito sulla trasparenza delle fasi di sviluppo dei software degli smart speaker.

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