antonio di pietro si schiera un po’ a sorpresa dalla parte di Matteo Salvini sul caso Diciotti. “Se fossi il giudice non lo processerei”, ha dichiarato a Radio Cusano Campus l’ex pm di Mani Pulite. Il Tribunale dei ministri di Catania, come è noto, ha chiesto al parlamento di decidere se concedere l’autorizzazione a procedere contro il ministro dell’Interno per il reato di sequestro di persona per il caso della nave Diciotti, alla quale nell’agosto scorso era stato per giorni negato lo sbarco del suo carico di migranti.

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Di Pietro, dall’alto della sua esperienza giudiziaria, spiega che il Senato (Camera di appartenenza del leader della Lega) dovrà ora decidere se quello di Salvini sia stato un legittimo atto politico, oppure un illegittimo atto per fini politici.

Antonio Di Pietro: ‘Non è un provvedimento contro Salvini’

“In realtà, se provate a leggere questo provvedimento sul piano tecnico, non è un provvedimento contro Salvini - dichiara Antonio Di Pietro ai microfoni de ‘L’Italia s’è desta’, la trasmissione di Radio Cusano Campus condotta da Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti - ma se mai è nell’interesse proprio di Matteo Salvini e del rispetto delle regole.

Cosa hanno detto i giudici? - prosegue nella sua lectio magistralis Di Pietro - Attenzione qua si pone un problema: ‘Ciò che hai fatto (cioè impedire alle persone di scendere dalla Diciotti ndr) lo hai fatto per fini politici o come atto politico?’. Sembra la stessa cosa ma non lo è, in quanto l’atto politico in sé per legge non può essere messo in discussione da un giudice. L’atto per fini politici invece sì e faccio un esempio concreto. Fare una legge o un provvedimento è un atto politico e non ci puoi far nulla.

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Ma se tu commetti un omicidio, sequestri delle persone, per fini politici, questo non è un atto politico. Ma chi deve decidere la differenza tra queste due cose? Questo è il punto. Spetta alla camera parlamentare di appartenenza”.

‘Il giudice non sta chiedendo di processare il ministro dell’Interno’

Secondo Antonio Di Pietro “il vero tema non è decidere se Matteo Salvini debba andare a processo o no. Il giudice correttamente, proprio nell’interesse di Salvini e delle istituzioni, ha detto questo: ‘Attenzione, si è verificato un fatto che ha oggettivamente impedito a delle persone di essere libere’.

Quando prendi una persona e gli dici ‘stai fermo qua, non ti faccio sbarcare’, dal punto di vista materiale è come se fosse un sequestro, ma questo sequestro è un atto politico, una scelta politica. L’Italia difende i suoi confini ai sensi dell’articolo 52 della Costituzione e quindi non può intervenire il giudice. Al contrario, tu fai questo per fini tuoi politici, ma non nell’interesse del Paese, chi lo deve decidere questo? Non il giudice ordinario, ma il giudice speciale che ha detto: ‘Il fatto oggettivamente appare un sequestro, ma può non essere un sequestro, ditemi voi del parlamento se questo è stato fatto come un atto politico o è solo un atto per fini politici’. Il giudice in realtà non sta chiedendo di processare Salvini, ma si sta rivolgendo al parlamento”.

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‘Immigrazione è un problema politico italiano’

Insomma, secondo Antonio Di Pietro, che bolla come una “gitarella in barca” il blitz dei tre parlamentari sulla Sea Watch (Fratoianni, Magi e Prestigiacomo ndr), “il caso Diciotti lo stanno strumentalizzando sia da una parte che dall’altra”. E Matteo Salvini avrebbe “tutto da guadagnare sul piano politico”. Fatto sta che, prosegue Di Pietro, “si tratta di dipanare la matassa se è un atto politico o un atto per fini politici.

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Il primo giudice (Carmelo Zuccaro ndr) ha detto ‘a me pare un atto politico’. Il secondo giudice ha detto ‘potrebbe essere un atto a fini politici, ma l’assunzione di responsabilità rispetto a questi fatti spetta alla Camera di appartenenza’. Una decisione che dobbiamo accettare con rispetto senza fare strumentalizzazione politica sopra. Quello che farà il parlamento lo dovremo rispettare anche se abbiamo un’idea diversa. Io personalmente, se fossi il giudice, non condivido quello che ha fatto Salvini, ma non lo processerei. Anche se Salvini avrà avuto i suoi motivi politici personali, resta il fatto che l’immigrazione è un problema politico italiano”.

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