Vauro Senesi, il noto disegnatore satirico, rivendica la sottoscrizione di un appello in favore di Cesare Battisti, firmato nel 2004, ma decide di fare alcune precisazioni. Il clamore suscitato dalla notizia dell’arresto in Bolivia dell’ex militante dei Proletari Armati per il Comunismo, subito spedito in Italia per via aerea, rischia infatti di travolgere tutti coloro i quali hanno mostrato solidarietà nei confronti di Battisti. Ieri i cannoni mediatici erano puntati su alcuni esponenti della sinistra estrema, come Marco Ferrando, tra i pochi a richiedere una amnistia per il terrorista rosso. Oggi tocca a Vauro finire sotto ai riflettori a causa di una lettera pubblicata dal giornale con cui collabora, Il Fatto Quotidiano.

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Vauro Senesi: ‘Mi assumo tutta la responsabilità politica e morale di quella firma’

Forse per sfuggire all’accusa di ‘collaborazionismo’ con quello che l’opinione pubblica e lo Stato italiano identificano come un terrorista, Vauro Senesi decide di scrivere una lunga missiva, pubblicata poi dal Fatto Quotidiano. Per prima cosa, non senza una coraggiosa coerenza, il disegnatore rivendica la sua “responsabilità Politica e morale” nell’atto di sottoscrivere l’appello in favore di Cesare Battisti nell’ormai lontano 2004.

‘Avrei dovuto ritirarla’

Detto questo, però, Vauro si sente in diritto di precisare che, in realtà, non fu lui personalmente ad apporre quella firma, ma un’altra persona, della quale si rifiuta di fare il nome, che diede erroneamente per scontata la sua adesione all’appello pro Battisti. Il disegnatore toscano aggiunge che avrebbe dovuto ritirarla immediatamente, ma che invece non lo fece sia per una “colpevole superficialità” che per un “malinteso senso di amicizia”. In un secondo momento poi, quando sarebbe stato più agevole compiere il passo indietro rispetto alla solidarietà concessa a Cesare Battisti, decise ugualmente di non farlo perché un “ritiro tardivo” di quella firma gli sarebbe parso come un “atto ipocrita”, provocato solo dalle polemiche montanti sul caso.

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Vauro chiede la verità sugli Anni di Piombo

Vauro, insomma, non voleva scaricare la responsabilità di quel gesto sul suo misterioso amico. Comunque sia, cerca di inquadrare storicamente (e quasi giustificare) le azioni violente del “fantasma” Battisti, compiute durante gli Anni di Piombo “nei quali in Italia il confine tra Giustizia e vendetta politica era divenuto labile ed ambiguo”. Per questo motivo, spiega, fu possibile praticare la cosiddetta ‘dottrina Mitterrand’ con la quale la Francia concesse protezione politica ai presunti terroristi rossi.

Piena giustizia non sarà fatta, comunque, secondo Vauro, finché, oltre a Cesare Battisti, non verranno assicurati alla giustizia gli autori di tutte le stragi italiane e il nostro Paese non “deciderà di fare i conti con la propria storia”.