È ormai altissima la tensione in Venezuela dove all’urlo di “si, se puede!”, il capo dell’opposizione Juan Guaidò ha spodestato Nicolas Maduro giurando sulla costituzione e autoproclamandosi presidente ad interim in attesa di nuove elezioni. In Plaza Venezuela migliaia di persone ascoltano le parole del nuovo presidente che si rivolge direttamente all'esercito chiedendo aiuto per ristabilire la costituzione e trovando sostegno nel Ministro della Difesa Vladimir Padrino Lopez.

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Solo due settimane fa, Nicolas Maduro aveva vinto le elezioni insediandosi per un secondo mandato. L’opposizione non aveva voluto riconoscere i risultati elettorali e il Tribunale Supremo aveva recentemente dichiarato quel voto illegittimo.

Così, mentre Maduro parla ai suoi sostenitori al grido di “siamo la maggioranza”, il popolo venezuelano si riversa nelle strade di Caracas accrescendo la tensione e gli scontri con la polizia e i militari dispiegati per reprimere la protesta.

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Le manifestazioni degli ultimi giorni hanno già portato l’arresto di 218 persone, tragico anche il bilancio dei morti che sale a 14, tra cui un ragazzo di 16 anni rimasto vittima in una sparatoria, ma non sembra finita e si temono nuovi scontri.

Le reazioni degli altri paesi

L’appoggio dagli USA arriva immediato, Donald Trump che da sempre considera Maduro un usurpatore e dittatore, riconosce la presidenza a Guaidò, alzando ulteriormente i toni dello scontro e lanciando un appello a tutti i paesi occidentali affinchè facciano lo stesso.

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Lo stesso Trump dichiara inoltre che non è escluso l'intervento militare, ogni possibilità è sul tavolo.

Nel mentre Maduro parlando dal balcone del palazzo presidenziale annuncia la rottura delle relazioni con gli Stati Uniti, intimando i diplomatici americani a lasciare il paese in 72 ore. A suo sostegno arrivano il Messico, la Bolivia e il presidente cubano Miguel Diaz-Canel che manifesta il suo appoggio tramite un tweet.

Il Brasile pur sostenendo Guaidò, fa sapere per voce del vicepresidente Hamilton Mourao che non parteciperà a nessun intervento militare poiché non fa parte del loro programma occuparsi di questioni riguardanti le politiche interne di altri paesi.

Per quanto riguarda l'Europa, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk comunica via Twitter la propria speranza di un forte sostegno a livello europeo a Guaidò e al popolo venezuelano chiedendo così l'appoggio alle forze democratiche.

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