Un nuovo centro di accoglienza per sfollati interni è stato predisposto dalle autorità nigeriane presso lo stadio internazionale Mohammed Goni nello Stato di Borno, a Nord-est del Paese. Le operazioni di trasferimento ed assistenza sono co-coordinate da OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) e prevede il ricollocamento di sfollati costretti a fuggire dalle violenze diffuse nelle zone di Kukawa e Monguno.

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Il piano di intervento che vede la collaborazione tra il governo dello Stato di Borno, l’agenzia governativa di gestione delle emergenze (SEMA), partners locali ed OIM prevede lo spostamento dai campi sovraffollati di duecento nuclei familiari ogni due giorni durante le prossime due settimane per un totale di circa 10 mila persone.

Il conflitto nel Nord-Est della Nigeria tra gruppi armati non governativi e forze militari regolari in atto da dieci anni ha già costretto migliaia di sfollati interni ad ammassarsi nel campo di accoglienza del Teachers Village, oggi sovraffollato fino ad oltre il 300% della sua capienza massima.

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Condizioni di vita e servizi essenziali compromessi dal sovraffollamento

Le agenzie non governative impegnate nel fronteggiare la crisi umanitaria lamentano crescenti difficoltà nel fornire standard accettabili di assistenza e condizioni di vita adeguate all’interno dei campi sovraffollati. La situazione peggiora con il crescere del numero delle persone accolte.

I servizi fondamentali legati all’emergenza sono compromessi.

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Politica

Dalla distribuzione del cibo alla fornitura di acqua pulita, dalla sistemazione in alloggi familiari adeguata all’assistenza sanitaria di base. Inoltre le ONG (organizzazioni Non Governative) soffrono la carenza di personale qualificato nelle aree più remote ed un gran numero di persone è bloccato in aree del paese di difficile accesso per le organizzazioni umanitarie.

Anche se l’emergenza dura ormai da anni, il peggioramento del conflitto e la conseguente pressione sui campi profughi esercitata dall’aumento del numero di sfollati impedisce il miglioramento degli standard dei servizi di assistenza.

Durante la stagione secca migliaia di persone sono costrette a stare in fila un intero giorno sotto il sole in attesa di riempire una tanica d’acqua potabile.

Poche aree sicure tra scarsità di cibo e traumi emotivi

L’accesso a vaste aree del Nord del Paese è stato limitato per ragioni di sicurezza. Le zone sicure sono troppo limitate per poter permettere una coltivazione sufficiente al fabbisogno della popolazione presente.

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L’agricoltura ed il raccolto rappresentano al Nord del Pese la principale, se non l’unica, fonte di sussistenza della popolazione locale. L’impossibilità di produrre raccolti sufficienti rende la popolazione quasi del tutto dipendente dall’assistenza e dagli alimenti forniti dalle agenzie umanitarie.

Zone isolate come Pulka, Gwoza, Bama, Banki e Rann, messe in sicurezza dall’esercito, costituiscono le uniche aree sicure per la popolazione sfollata.

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Il rischio di incidenti, rapimenti ed omicidi è altissimo se si lasciano tali zone in cerca di campi coltivabili. A peggiorare la situazione si aggiungono fragilità e vulnerabilità in termini di salute mentale della popolazione presente nei campi di sfollati. Pressoché tutti i nuclei familiari accolti hanno subito ed assistito alla morte di parenti e conoscenti. É estremamente difficile trovare qualcuno che non abbia vissuto esperienza diretta di tortura, rapimento o violenza sessuale.

La maggior parte delle donne con figli ha perso i propri mariti a causa del conflitto e delle violenze diffuse nelle zone limitrofe alle enclavi messe in sicurezza dalle forze armate. I nuclei monoparentali rappresentano la fascia maggiormente vulnerabile e fragile della popolazione colpita.

Un'emergenza crescente tra conflitti e deterioramento ambientale

Sono circa 1,8 milioni le persone sfollate ad oggi a causa del conflitto che infiamma il Nord-Est della Nigeria. Il conflitto tra forze ribelli ed esercito non rappresenta l’unica causa del massiccio movimento di sfollati nel territorio nigeriano. Condizioni di povertà estrema, scarsità di risorse naturali ed alimentari legate al deterioramento del suolo causato dal cambiamento climatico sono concause di un fenomeno più vasto che coinvolge anche paesi limitrofi come Camerun, Chad e Niger.

Nella sola Nigeria circa 3,5 milioni di persone sono prive di risorse vitali, minacciate da conflitti e terrorismo e quindi costrette a spostarsi dalle comunità di origine.

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