Tra i difetti che si riconoscono alla politica c'è quello di non riuscire, molto spesso, a far coincidere i fatti con le parole che si erano proferite in precedenza o quantomeno nell'incapacità di evitare di cadere negli errori che si riconoscono agli altri. Ed è un po' questo il presupposto attraverso cui Marco Travaglio, nel suo editoriale apparso sulla prima pagina de Il Fatto Quotidiano, mette sullo stesso piano due che, in realtà, sarebbero avversari politici.

Il riferimento va naturalmente a Matteo Salvini e a Matteo Renzi. Ironicamente, per entrambi, parla di una malattia che starebbe interessando i Matteo della politica italiana: "una forma selettiva di demenza giovanile". Non a caso l'articolo è intitolato "Il morbo smemorino'.

A Pontida, per Travaglio, Salvini stava per scordarsi come si chiama

Nel giorno in cui il caso politico più rilevante è la fuoriuscita dal Partito Democratico di Matteo Renzi con i suoi fedelissimi, Travaglio ripercorre una serie di tappe che, negli ultimi anni e mesi, hanno coinvolto in prima persona il senatore del Partito Democratico e Matteo Savlini.

Ricorda, ad esempio, come dopo aver perso il referendum l'ex Sindaco di Firenze non ha mantenuto fede all'impegno di ritiro in caso di sconfitta, poi arrivata. Riguardo, invece, al leader della Lega sottolinea come abbia speso gli ultimi quindici mesi, a suo avviso, a rinnegare quelle che erano state le sue battaglie precedenti passando dal "no alla Tav" al "Si", così come per le trivelle, gli inceneritori e le concessioni autostradali ai Benetton.

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Matteo Salvini M5S

Allo stesso modo non manca di sottolineare come, pur essendo stato lui stesso a "rovesciare il governo", sia finito per accusare Conte e Di Maio. "Fino - evidenzia ironicamente Travaglio - all'apoteosi di Pontida, dove mancava poco che si scordasse come si chiama".

Renzi messo sullo stesso piano di Salvini

L'approccio che Travaglio ha nei confronti di Renzi lo si capisce dalla definizione di "altro ca...

Matteo". Sottolinea come da tre anni "menasse" chiunque provasse ad avvicinarsi ai Cinque Stelle, finendo, nelle ultime settimane, a "menare" si fosse opposto alla nascente intesa con i grillini. Riguardo, però, all'approccio verso all'attualità, fa particolare effetto il precedente storico citato dal giornalista quando Renzi, nel 2017, attaccò pesantemente Bersani e gli altri quando scelsero di uscire adl Pd.

E cita le frasi dello stesso Renzi. Parole in cui venivano accusati di essere usciti dai dem perché "se fossero rimasti non sarebbero più entrati: frustrati nella prospettiva di tornare a occupare gli scranni… decidono di andarsene… nel tentativo di logorare il segretario”. "Ha rimosso tutto" sottolinea ironicamente Travaglio nel salutare l'uscita di Renzi dal Pd che, a suo avviso, stava dipingendo "a futura memoria, il suo autoritratto".

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