Duro affondo di Maurizio Belpietro nel suo editoriale pubblicato nel numero di oggi 27 ottobre de La Verità: il direttore infatti attacca il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ironicamente soprannominato "Giuseppi", sulla vicenda del Russiagate, che coinvolge sia i servizi di intelligence statunitensi che quelli italiani.

Secondo il giornalista, Conte potrebbe rischiare grosso, e da "avvocato dal popolo", potrebbe tornare a vestire i panni dell'avvocato di sé stesso.

L'editoriale di Belpietro

Nel suo editoriale odierno su La Verità, il direttore Maurizio Belpietro attacca Giuseppe Conte sul Russiagate. Sulla questione si sta indagando per il presunto inquinamento della campagna elettorale del 2016, che sarebbe avvenuto anche in Italia, in cui secondo Belpietro "agenti doppiogiochisti si sarebbero dati da fare per rifilare all'entourage di Trump qualche polpetta avvelenata", in modo da sostenere che l'intera campagna elettorale del candidato repubblicano fosse sostenuta da Mosca.

Donald Trump però vuole fare chiarezza sulle vicende che lo coinvolgerebbero, ed ha messo in piedi una strategia difensiva che passerebbe anche per Roma. Nella capitale italiana infatti il professor Joseph Mifsud, secondo Belpietro, avrebbe agito alle spalle di Trump. E qui entra in gioco anche il nostro presidente del Consiglio, visto che i servizi segreti statunitensi hanno richiesto la collaborazione dei servizi segreti italiani per entrate in contatto con Mifsud e scovare i suoi legami con il paese italiano.

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Politica

Secondo Belpietro, Conte avrebbe messo a disposizione degli Usa i nostri servizi di intelligence, per collaborare sul caso. Se Conte però ha affermato davanti al Copasir di non aver trasmesso informazioni riservate, il ministro della giustizia William Barr e il procuratore John Dunham sostengono invece di aver raccolto nel nostro paese elementi importanti. Essi potrebbero essere una bella grana per Conte, che secondo le parole del giornalista "rischia di tornare a fare quel che faceva prima", ossia il professore universitario.

La vicenda Russiagate

Sono da chiarire i rapporti tra i servizi segreti statunitensi e italiani: il ministro Wililam Barr, lo scorso 17 giugno, avrebbe chiesto al governo italiano di verificare il ruolo del personale statunitense in servizio in Italia, rivolgendosi direttamente al Premier Conte tramite Armando Varricchio, ambasciatore italiano a Washington. Secondo quanto viene riportato dal Corriere della Sera, all'epoca non ci sarebbero stati passaggi intermedi con il Ministero degli Esteri.

Nelle ultime ore inoltre, a rendere più ingarbugliato il quadro, ci ha pensato anche l'emittente Usa Fox News che ha smentito Conte, il quale alcuni giorni fa aveva detto al Copasir di non aver dato agli Usa informazioni riservate. Secondo Fox News però, in occasione di due incontri tenuti a Roma tra agosto e settembre, William Barr e John Durham avrebbero raccolto nuove informazioni utili per la loro contro inchiesta.

Si cerca anche di scoprire il ruolo svolto da Joseph Mifsud, docente che rivelò allo staff di Trump l'esistenza di e-mail compromettenti della candidata democratica Hilary Clinton possedute dai russi.

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