Non è un momento felice per il Movimento Cinque Stelle. I grillini raramente hanno brillato in tornate elettorali che fossero territoriali, ma il risultato raggiunto in Umbria certifica che occorre invertire la rotta prima che la situazione degeneri. Il 7% rimediato alle ultime regionali rappresenta, infatti, l'ennesimo segnale di discesa rispetto allo straordinario risultato delle politiche del 2018, in cui il M5S si consacrò come prima forza parlamentare.

In un'intervista rilasciata al sito ''Affari italiani'', il senatore grillino Mario Michele Giarrusso, non manca di muovere critiche nei confronti del capo politico Luigi Di Maio e offre diversi spunti di riflessione sull'attuale situazione del partito.

Accordo con Pd in Umbria definito suicidio

Giarrusso non demonizza la scelta di allearsi con il Partito Democratico, tenuto conto che quella sarebbe stata l'unica strada possibile da percorrere per evitare che il Paese finisse per subire l'aumento dell'Iva e vedesse l'economia finire a picco.

L'obiettivo di Giarrusso, è sensibilizzare chi staziona all'interno del partito della necessità di ritrovare le "vere origini" e una struttura che non prevedesse in alcun modo ciò che lui definisce "capi, capetti e ducetti". Dove, però, non ha gradito la scelta di correre insieme ai dem è stato in Umbria. Un'operazione Politica che, senza mezze misure, viene definita da Giarrusso: "Un suicidio sulla pelle degli umbri".

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Politica M5S

La sua idea è che, da soli, pur non vincendo, i grillini avrebbero probabilmente portato a casa una figura migliore di quella rimediata. Giarrusso ha, inoltre, auspicato per le prossime elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria un proficuo dialogo e confronto con gli esponenti locali del Movimento, verosimilmente senza giungere ad accordi di qualche tipo catapultati dall'alto in realtà territoriali.

A Di Maio si chiede presa di responsabilità

In riferimento a Di Maio, il concetto espresso da Mario Michele Giarrusso è piuttosto chiaro. A suo avviso questo potrebbe essere il momento in cui un capo politico dovrebbe assumersi le responsabilità di una serie di risultati negativi arrivati uno dopo l'altro. Il 7,4% rappresenta per il senatore quasi un'onta. E la sua esternazione sembra quasi augurarsi un passo indietro da parte dell'attuale ministro degli Esteri.

"Non so più - ha detto ai microfoni di Affari italiani - che cosa debba accadere per dimettersi. È ora che Luigi Di Maio si assuma fino in fondo le proprie responsabilità". Parole che, ancora una volta, sembrano manifestare la presenza all'interno dell'universo grillino di qualche componente che non gradisce gli attuali equilibri.

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