L'acqua alta che nei giorni scorsi ha messo in ginocchio Venezia ha occupato a lungo le prime pagine nazionali. Inevitabile chiedersi come mai l'opera che avrebbe evitato molti dei danni sia ancora incompiuta. Il riferimento è naturalmente al Mose. A Non è l'Arena la grande opera è stata oggetto del dibattito tra il conduttore Massimo Giletti e l'eurodeputato del Movimento Cinque Stelle Dino Giarrusso. Il giornalista si è scagliato contro la classe politica che, dopo aver dimostrato eccessiva tolleranza nei confronti dei tempi biblici necessari per il completamento dell'opera, non ha perso tempo nel recarsi a Venezia quando, forse, avrebbe potuto farlo prima.

Giarrusso ha difeso la posizione grillina, sottolineando come, di fatto, il M5S sia da poco al governo. Il pentastellato ha attribuito responsabilità soprattutto ai politici di destra. La cosa ha fatto infuriare Giletti che ha invece evidenziato come di fatto abbiano tutti responsabilità e come non sia giusto risparmiare la sinistra solo perché adesso compone la maggioranza con i 5stelle.

Giletti si sfoga contro la politica

Massimo Giletti, nell'esternare il suo pensiero sul ruolo della politica in quanto accaduto a Venezia, si è reso protagonista di un vero e proprio sfogo: "Non si può andare sempre dopo le tragedie.

Non ne possiamo più dei politici che vanno dopo le tragedie. Li voglio prima, per rispetto di quella gente". "Per me - attacca - nessuno si può tirare indietro con scuse".

Giarrusso nega che il Mose sia responsabilità del Movimento 5 Stelle

Giarrusso non accetta che si scarichino responsabilità, seppur condivise, sul M5s: "Chiunque sia al governo da un anno non può essere accusato di responsabilità su un'opera progettata nel 1988". "Il Ministro Toninelli - spiega Giarrusso - aveva già trovato il nome del commissario che avrebbe dovuto sostituire gli altri due.

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Matteo Salvini M5S

Erano tre, uno si è dimesso, ne restavano due". A fermare il tutto sarebbe stato, secondo Giarrusso, Salvini, facendo cadere il governo: "Il nome del commissario si è fermato, perché non c'era più il governo".

Giletti, a quel punto, si appella ala professione precedente di Giarrusso e lo invita a porsi una questione, come il suo primo mestiere gli richiederebbe: "Hai fatto il giornalista come me: è possibile che in un anno non sia successo nulla?". Giarrusso a questo punto indica altre figure che sul Mose avrebbero potuto fare di più da governanti: "In qualunque Paese del mondo se Berlusconi fosse andato a Venezia a dire che la colpa è di Toninelli i giornalisti gli avrebbero chiesto se stesse scherzando.

In Italia sono stati zitti".

A completare la rassegna di personaggi su cui Giarrusso punta il dito c'è il governatore del Veneto Zaia, ultimo presidente di una Regione da tanti anni governata dalla Lega. La considerazione genera un altro sfogo di Giletti: "Al governo centrale - tuona - non c'era la destra, c'era Renzi per tanti anni, c'è stato Gentiloni, c'è stato altro. Perché sempre e solo contro la destra del potere? Adesso perché state con la sinistra va bene tutto quello che va a sinistra".

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"Siate obiettivi, in questa storia del Mose - incalza il giornalista e conduttore - sono invischiati tutti".

"Il M5s no", è la risposta piccata di Giarrusso. Giletti si arrende con una considerazione a metà tra il sarcastico e l'amaro: "Siete santi, puri ed immacolati. Fai come credi".

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