Sergio Mattarella avrebbe suggerito, o addirittura imposto, a Giuseppe Conte di evitare da oggi in poi l'uso dei Dpcm (Decreto del presidente del Consiglio dei ministri) privilegiando invece quello dei decreti legge che, a differenza dei primi, devono necessariamente passare per l'avallo del Parlamento.

È questo il contenuto del retroscena, al momento non confermato, fornito dal Fatto Quotidiano nell'edizione di sabato 16 maggio. Secondo il giornale diretto da Marco Travaglio, l'interruzione di circa sei ore del Consiglio dei ministri del 15 maggio sarebbe dovuta all'intervento del capo dello Stato, il quale avrebbe chiesto a Conte di rendere più stringato il Dpcm sulla Fase 2 varato ieri, per trasferire buona parte della materia in un "normale" decreto legge.

Retroscena Fatto Quotidiano: fine dei Dpcm, scelta 'imposta' da Mattarella

Dunque, secondo quanto riporta Marco Palombi sul Fatto Quotidiano, la Fase 1 dell'emergenza coronavirus dovrebbe essersi definitivamente conclusa nella giornata di venerdì 15 maggio, quando il governo guidato da Giuseppe Conte ha dato il via libera ad un decreto legge che contiene le linee guida della Fase 2. Insomma, la gestione dell'epidemia sarebbe tornata nelle "normali corsie legislative".

Una scelta che sarebbe stata addirittura "imposta" da Sergio Mattarella al governo nel pomeriggio di ieri. Il Fatto cita pure "tre fonti diverse" che avrebbero confermato la notizia, senza però specificare quali.

La ricostruzione della giornata del 15 maggio

Le raccomandazioni di Mattarella sarebbero giunte sul tavolo di Palazzo Chigi nel pomeriggio di ieri, dopo che il Consiglio dei Ministri era riunito dalla mattina per cercare di trovare la quadra su due testi poi approvati: un decreto legge indirizzato soprattutto alle Regioni e un Dpcm contenente le linee guida per la riapertura delle attività commerciali.

Verso le ore 17:00, e fino alle 23:00, il CdM è stato sospeso apparentemente perché, questa la motivazione ufficiale, il premier Conte avrebbe dovuto firmare i protocolli con le varie confessioni religiose allo scopo di far ripartire anche messe e celebrazioni.

Le pressioni di Mattarella su Conte

In realtà, racconta il Fatto basandosi su "fonti di Palazzo Chigi confermate dal Colle più alto", lo stop sarebbe dovuto alle lamentele di Mattarella che avrebbe ritenuto "troppo stringato" il decreto legge e "troppo vasto" il Dpcm.

Insomma, su tutte le questioni riguardanti le "libertà costituzionali", come quella di movimento, da oggi in poi si dovrà passare ai decreti legge, questa la posizione espressa dall'inquilino del Colle. Per questo, conclude il Fatto, il decreto sarebbe stato largamente riscritto per inglobare al suo interno anche diverse materie contenute nel Dpcm.

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