Libero dovrà risarcire l'Anpi. Il Tribunale di Milano, ieri 16 luglio, ha accolto la richiesta di risarcimento dell'Associazione Partigiani dopo la pubblicazione di due articoli pubblicati nel 2016 sul quotidiano.

Ora il giornale dovrà pagare 15.000 euro a cui si aggiungono anche le spese legali. Con questi articoli infatti veniva messa in cattiva luce la figura dei partigiani e anche la gestione tenuta negli ultimi anni da parte dell'associazione che li rappresenta.

Gli articoli diffamatori

Gli articoli a cui fa riferimento la sentenza del giudice sono due, entrambi pubblicati su Libero il 1° settembre del 2016.

Palese il disprezzo e lo sdegno con cui si parla dei partigiani. Ad essere messa in discussione era la funzione dell'associazione. Il primo, a firma di Renato Besana, si intitola "I partigiani di oggi. Senza fascisti ma pieni di soldi" con il sottotitolo: "A cosa serve l'associazione dei reduci? I fascisti non ci sono più".

Il secondo invece è di Claudia Osmetti ed è orientato intorno a un presunto "spreco" di denaro pubblico da parte dei cittadini in favore dell'associazione. Il titolo è: "Quanto spendiamo per la 'resistenza'". E il sottotitolo rincara la dose: "Finanziamenti, sedi e 5x1000: ci costano oltre 300mila euro".

Le polemiche con l'Anpi

Oltre due articoli non sono certo stati l'unico motivo di attrito, negli ultimi anni, fra Libero e i partigiani.

Basti pensare alle polemiche in occasione dello scorso 25 aprile, in cui ci sarebbero stati piccoli assembramenti durante le celebrazioni a Bologna e Roma.

Il quotidiano, ora sotto la guida di Pietro Senaldi, è da sempre molto vicino ai partiti politici di centrodestra e, come linea editoriale, non è mai stato tenero verso i partiti della sinistra.

La sentenza del Tribunale

Sul sito dell'associazione dei partigiani è stata pubblicato il testo della sentenza. Il giudice ha accolto in modo parziale la domanda presentata dall'Anpi e ha accertato "la natura diffamatoria" dei due articoli pubblicati su Libero nel 2016. Il giudice ha deciso dunque di condannare Pietro Senaldi e Editoriale Libero s.r.l.

a risarcire i danni con una somma di 15.000 euro.

A questo bisogna poi aggiungere gli interessi da quando sarà depositata la sentenza fino al pagamento. Inoltre Libero e il suo direttore sono tenuti a pagare le spese legali per un valore di 4.035 euro. A questo va aggiunto anche il rimborso delle spese del 15%.

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