L'ex Ministro degli Interni, Matteo Salvini, nel corso di un'intervista tenuta nella giornata di ieri per il Corriere della Sera, si è lasciato andare a delle rivelazioni, coperte da un certo sarcasmo, sull'investitura ottenuta dalla leader di FdI, Giorgia Meloni, a capo politico dell'Ecr Party (il partito dei conservatori e riformisti Europei).

Una notizia, quella della nomina, accolta con grande entusiasmo nelle file del centrodestra, e che potrebbe garantire alla neo eletta presidente qualche punto in più sull'antagonista leghista, in vista di una possibile sfida per la leadership interna.

Unica voce fuori dal coro delle acclamazioni sembrerebbe essere proprio quella di Matteo Salvini.

Il segretario del Carroccio ha così rilasciato al quotidiano di Milano delle dichiarazioni mordaci sull'importanza dell'incarico assunto dalla segretaria di Fratelli d'Italia, smontando l'entusiasmo della destra e riportando tutti con i piedi per terra.

Salvini sul ruolo della Meloni: "In Europa comandano popolari e socialisti"

"Sempre di opposizione parliamo. In Europa comandano popolari e socialisti. Al di fuori di lì, non fa grande differenza". E' questa la risposta di Matteo Salvini, alla domanda posta da Cesare Zapperi, sul ruolo in Europa conquistato da Giorgia Meloni a fine settembre. Poche parole con le quali il leader della Lega ridimensiona la portata dell'incarico ricevuto dal capo di FdI.

Per Salvini, infatti, si tratterebbe di un mandato di prestigio si ma in uno scenario politico in cui non fa alcuna differenza: si parla infatti secondo lui di un ruolo da opposizione in un Europa dominata dai socialisti e dai popolari. Su quale sarà la posizione della Lega in Europa, il leader si è sbottonato dichiarandosi disposto ad aprire un eventuale dialogo con il Ppe solo se il partito raddrizzerà il tiro verso le posizioni assunte dal primo Ministro ungherese, Viktor Orbàn.

In caso contrario nulla sarà fatto.

Matteo Salvini e il "mea culpa" sui risultati elettorali

A poche settimane dal termine delle elezioni amministrative e regionali del 20 e 21 settembre, il capo della Lega, ha fatto trasparire tutta la sua insoddisfazione per i risultati raggiunti. Dati, per quanto dichiarato, che andrebbero rivisti per indurre ad una riflessione su come organizzare la ripartenza in casa Lega in virtù della chiamata alle urne, in calendario per la prossima primavera, che interesserà le principali città italiane, da Milano a Roma, da Napoli a Torino.

Il segretario fa sapere come la sconfitta a Lecco, per 21 voti al ballottaggio, abbia lasciato l'amaro in bocca soprattutto dopo la vittoria schiacciante ottenuta al primo turno. Dunque, errori irripetibili indice del fatto che qualcosa va rivisto all'interno del centrodestra - ha dichiarato il leader leghista.

Salvini avanza l'ipotesi di allargare il cerchio politico a soggetti esterni

Una ripartenza necessaria, ha dichiarato l'ex Ministro dell'Interno, da concretizzare allargando il cerchio politico del partito a professionisti ed imprese, sulla scia di quanto accaduto nelle Marche. In particolare, a Macerata la Lega è stata capace di vincere mettendo in campo un professionista non iscritto.

Un cambio di rotta inaspettato ma che ha prodotto i suoi frutti in termini di consensi elettorali. Dunque, una maggiore presenza negli ambienti professionali e delle imprese è quanto richiesto da Salvini per rendere fattibile il progetto di ripartenza.

Sul versante europeo, invece, il leader della Lega si è detto disposto ad avviare un dialogo con tutti poiché saranno necessarie delle strette collaborazioni europee nell'ottica di un ipotizzabile e futuro ritorno al Governo. "Ogni cosa ha il suo tempo", ha concluso.

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