Il Dpcm in vigore dal 6 novembre ha diviso l'Italia in tre. Si hanno zone rosse, arancioni e gialle in base al rischio epidemiologico derivante dalla valutazione di 21 parametri. Quelli che torneranno ad essere valutati in una domenica in cui la cabina di regia sul Covid potrà valutare dati più aggiornati. L'incontro potrebbe determinare una nuova classificazione per territori che, nella settimana entrante, potrebbero subire nuove restrizioni e chiusure. Al momento ci sono solo ipotesi, alla luce del fatto che gli algoritmi da cui dipenderanno la decisione vengono orientati da troppe variabili.

Il sospetto è che a finire nel calderone delle zone che cambieranno colore potrebbero esserci la Campania e la Liguria. Lo anticipa il Corriere della Sera, mettendo in evidenza come sotto la lente d'ingrandimento finiranno anche Toscana, Veneto e Lazio.

Dcpm: Campania sempre ai vertici dell'attenzione mediatica

Il caso che continua a mantenere una certa attenzione mediatica è, ad esempio, quello della Campania. La regione del governatore De Luca ha al suo interno situazioni eterogenee rispetto ai territori. Il consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, ossia Walter Ricciardi, ha detto a chiare lettere come Napoli avrebbe bisogno di un lockdown. Il capoluogo, unitamente a Caserta, avrebbe un Rt molto elevato che fa da contraltare a situazioni meno allarmanti in altre realtà provinciali.

Dal ministero della Salute si è fatto presente che il Dpcm delega, eventualmente, ai governatori decisioni di rango provinciale. Si innesca così un rimbalzo di responsabilità che, al momento, da vita ad una fase di stallo che potrebbe essere sbloccata dal Cts. Toccherà, infatti, ai componenti di quest'ultimo prendere delle decisioni sulla base "di criteri scientifici oggettivi", per i quali non sembra esserci accesso neanche alle Regioni.

Si può ragionare solo per ipotesi, neanche le Regioni conoscono i metodi

Proprio la riservatezza dei calcoli in questione permette di ragionare solo nel campo delle ipotesi. L'unica cosa certa è che l'eventuale passaggio di una zona da gialla ad arancione costituirebbe la certezza di nuove chiusure. Basti pensare al fatto che le aree collocate nel livello intermedio di rischio vedrebbero calare le serrande di tutte le attività di ristorazione (anche dalle 5 alle 18) con unica possibilità di asporto a domicilio, ma soprattutto vedrebbero materializzarsi il divieto di spostamento da un comune all'altro senza comprovate ragioni di lavoro, salute o necessità.

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