6 marzo. È il giorno in cui, di fatto, è entrato in vigore il nuovo Dpcm che regola le nuove restrizioni finalizzate a contenere la diffusione del Covid. I numeri del contagio, però, continuano a regalare scenari che si fanno allarmanti. Come è noto si teme che l'azione delle nuove varianti possa, in qualche modo, portare ad un innalzamento della pressione sui sistemi sanitari e la necessità di adottare provvedimenti restrittivi. Quello che è certo è che, nella giornata di venerdì 5 marzo, sono arrivate le prime ordinanze da parte del Ministero della Sanità.

Quelle che, di fatto, porteranno ad un nuova stretta sul territorio per effetto, ad esempio, del passaggio in zona rossa e arancioni di regioni anche molto popolose. Provvedimenti, quelli firmati dal ministro Roberto Speranza, che si uniscono a tutta una serie di misure circoscritte e territoriali che regalano una geografia del Paese fatta sempre meno di "zone gialle" e sempre più di arancione e rosso.

I colori delle Regioni: la nuova mappa

"La ripartizione delle Regioni e Province Autonome - si legge nel comunicato presente sul sito del Ministero della Salute - nelle diverse aree in base ai livelli di rischio a partire dall'8 marzo 2021 è la seguente:

  • area gialla: Calabria, Lazio, Liguria, Puglia, Sicilia, Valle d’Aosta
  • area arancione: Abruzzo, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana, Provincia Autonoma di Bolzano, Provincia autonoma di Trento, Umbria, Veneto
  • area rossa: Basilicata, Campania, Molise
  • area bianca: Sardegna

Si tratta di una prima divisione basata sui confini regionali, ma occorre ricordare come dentro le regioni possa esserci una divisione più capillare caratterizzata da misure restrittive che riguardano aree circoscritte.

O, in altri casi, ci sono ordinanze da parte degli enti locali che impongono regole restrittive in merito a precisi ambiti.

Nuovo Dpcm, potrebbero arrivare nuove restrizioni

La nuova divisione del Paese, come si può notare, porta buona parte del territorio ad avere restrizioni considerevoli. Sia sul piano delle attività che sono costrette a fermarsi che in merito agli spostamenti.

Come è noto, in zona rossa, si può parlare di un livello di restrizioni paragonabile a quello del lockdown della primavera del 2020. I negozi non essenziali restano chiuse al pubblico. Di fatto non si può uscire di casa, senza averne adeguata motivazione e con il nuovo Dpcm si è arrivati anche alla chiusura di attività che prima potevano rimanere aperti: l'esempio più chiaro è quello di parrucchieri e barbieri.

Con il nuovo Dpcm, invece, chi vive in zona rossa non potrà neanche far visita ad abitazioni private. Facoltà che era prevista, ad esempio, durante le vacanze natalizie. In arancione, invece, come è noto restano chiusi bar e ristoranti per l'attività in loco, ma al netto di alcune deroghe non è neanche consentito uscire dal comune senza comprovati motivi di lavoro salute o necessità.

Può farlo, ad esempio, chi vive in un comune con meno di 5000 abitanti e si può spostare di 30 chilometri senza raggiungere il capoluogo di provincia. Sono, invece, sempre meno le regioni gialle dove è comunque vietato muoversi oltre i confini regionali e le attività di ristorazione possono restare aperte fino alle 18.

Chiusure e restrizioni, c'è il temuto effetto delle varianti Covid

Oggi ciò che si teme, come è noto, è l'azione delle nuove varianti. Esse si caratterizzano per una maggiore contagiosità ed è noto come quella inglese venga considerata candidata a diventare prevalente in Italia. La facilità con cui contagia potrebbe determinare un innalzamento dei casi, ma soprattutto contribuire ad aumentare la pressione sui sistemi sanitari. Avere più casi, come è ormai chiaro, corrisponde ad avere più malati, più ospedalizzati, più ricoverati in terapia intensiva e purtroppo più morti. Per evitare che ciò avvenga, secondo gli scienziati, è necessario limitare allo stretto necessario i contatti.

Per i tecnici, ad oggi, è chiaro che il metodo più efficace per abbattere la curva sarebbe il lockdown totale, come avvenuto un anno fa.

Tuttavia, risulta chiaro come una soluzione del genere rappresenti una prospettiva incompatibile con la necessità di preservare il tessuto socio-economico.

Iniziano, perciò, ad emergere indiscrezioni che potrebbero portare a restrizioni da aggiungere in maniera chirurgica alle attuali limitazioni. Il Corriere della Sera, ad esempio sottolinea come non è stata abbandonata l'idea di anticipare il coprifuoco rispetto alle 22. Tra le misure che si starebbero valutando ci sarebbe la chiusura delle attività commerciali nel fine settimana e la limitazione agli spostamenti. Una soluzione che, pur non essendo citata dal quotidiano, assomiglierebbe ad una sorta di "zona rossa nazionale" per i fine settimana.

Sono, al momento, solo ipotesi che potrebbero vedere aumentare la loro possibilità di concretizzarsi qualora i numeri del bollettino quotidiano diventassero sempre più allarmanti. Anche perché la linea che al momento si sta seguendo è quella di mantenere la strada delle misure non omogenee, ma contestualizzate. Non a caso, sul territorio nazionale, sono attualmente in vigore zone rosse in aree circoscritte dove, per qualche motivo, la situazione epidemiologica preoccupa. In alcuni territori, tra l'altro, si parla di "zona arancione" rafforzata.

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