L’8 agosto 2026, il presidente cubano Miguel Díaz‑Canel ha annunciato che il dialogo tra Cuba e Stati Uniti si trova in una fase di stallo. Nonostante la sua dichiarata "volontà di dialogare", Díaz‑Canel ha evidenziato la mancanza di progressi concreti e l'assenza di una "agenda definita" tra le due nazioni. Ha inoltre sottolineato che "bajo la opresión no puede haber diálogo", rimarcando le difficoltà nel proseguire le trattative a causa delle condizioni attuali.
Rapporti tesi con Washington
Il presidente cubano ha richiamato l’attenzione sulle recenti dichiarazioni del segretario di Stato statunitense Marco Rubio, il quale ha espresso l’intenzione di Washington di "cortare tutte le possibili vie di fuga che Cuba possa trovare".
Díaz‑Canel ha anche menzionato notizie riguardanti presunte operazioni della CIA sull’isola. In questo contesto di tensione, il leader cubano ha criticato duramente l’amministrazione Trump, definendo le sue azioni come una "perversidad" volta a "someter a la nación".
Crisi economica e riforme in atto
Tra il 2020 e il 2025, l’economia cubana ha registrato una contrazione superiore al 15 %. Questa situazione è stata aggravata da un blocco petrolifero, iniziato a gennaio, e da sanzioni secondarie che hanno colpito settori vitali del Paese. Le conseguenze sono state tangibili per la popolazione: frequenti blackout, paralisi del trasporto pubblico, servizi ospedalieri ridotti all’osso e un significativo aumento dei prezzi di alimenti e farmaci nei mercati informali.
Esperti internazionali hanno paventato il rischio di una "Gaza silenciosa" a Cuba. Díaz‑Canel ha riconosciuto la validità di tale analisi, definendola "perfectamente correcta", ma ha fermamente smentito che la nazione sia "al borde del colapso". Ha invece descritto una situazione "sumamente compleja", caratterizzata però da "enorme creatividad" e dalla storica resistenza del popolo cubano.
In risposta a queste sfide, il presidente ha illustrato un pacchetto di 176 riforme approvate d’urgenza a giugno, delle quali il 76,1 % ha già ottenuto il necessario supporto giuridico. Díaz‑Canel ha ribadito che queste misure non costituiscono "reformas capitalistas" né condurranno a una "restauración capitalista" sull’isola.
Al contrario, ha affermato che esse si inseriscono in un "proceso de construcción socialista" in discussione da oltre un decennio. Sebbene tali riforme rafforzino il ruolo del settore privato, il governo non ha ancora riconosciuto ufficialmente questa definizione.
Il ruolo dell'Assemblea Nazionale
Le riforme economiche e sociali a Cuba sono approvate dall’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, l’organo legislativo unicamerale della Repubblica. L’Assemblea ha il compito di esaminare e ratificare le decisioni politiche, economiche e sociali più importanti del Paese, incluse le riforme strutturali e le leggi fondamentali. Questa istituzione, composta da deputati eletti ogni cinque anni, si riunisce regolarmente per valutare l’avanzamento delle riforme e monitorare l’applicazione delle politiche pubbliche.