Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato, nella seduta del 3 settembre 2026, la mozione relativa alle pre-intese per l’autonomia differenziata tra Stato e Regione. Questo voto ha rappresentato un momento di ricomposizione politica per il centrodestra all’interno dell’assemblea regionale, dopo le divergenze emerse il giorno precedente in merito alla legge sul fine vita.

Hanno espresso voto favorevole i consiglieri di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, ai quali si sono uniti i due rappresentanti del gruppo Resistere Veneto e il consigliere di Liga Veneta Repubblica.

I nove consiglieri del Partito Democratico, pur presenti in aula, hanno scelto di non partecipare alla votazione, mentre il gruppo Avs ha votato contro la mozione.

L’esito finale della votazione ha registrato un’ampia maggioranza, con 33 voti favorevoli, 3 contrari e 2 astenuti. Questa decisione segna un passo significativo nel percorso delle pre-intese tra Stato e Regione, consolidando la posizione del Veneto nell’ambito dell’autonomia differenziata.

La deliberazione amministrativa approvata

Nella medesima seduta, l’assemblea regionale ha formalmente adottato i due schemi definitivi di intesa tra il Governo e la Regione, focalizzati sull’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia.

La proposta di deliberazione amministrativa numero 14, presentata dalla Giunta regionale, ha ricevuto lo stesso esito di voto della mozione precedente: 33 voti favorevoli, 3 contrari e 2 astenuti, con nove consiglieri che non hanno partecipato al voto.

Il ruolo di relatore del provvedimento è stato ricoperto da Andrea Tomaello, presidente della Prima commissione consiliare e membro del gruppo Stefani Presidente. Come correlatore, è intervenuto Giovanni Manildo, capogruppo del Partito Democratico.

L’approvazione di questa deliberazione è cruciale poiché permette di proseguire il percorso negoziale delineato dalla legge 86 del 2024 sull’autonomia differenziata. Con questo atto, il Veneto ha formalizzato la propria posizione sui due schemi di intesa, mantenendo al centro del dibattito e dell’azione politica la questione delle ulteriori competenze da acquisire nelle materie individuate dai testi esaminati dall’assemblea.

Le materie oggetto degli schemi di intesa

Il primo dei due schemi di intesa adottati riguarda tre specifiche materie che non sono considerate riconducibili ai livelli essenziali delle prestazioni (LEP): la protezione civile, le professioni e la previdenza complementare e integrativa. Per quanto concerne la protezione civile, il testo prevede un incremento della capacità regionale di intervento nelle situazioni di emergenza, anche attraverso l’implementazione di specifiche forme organizzative e gestionali che ne potenzino l’efficacia.

In relazione alle professioni, le competenze richieste comprendono, tra gli altri aspetti, l’aggiornamento degli elenchi delle professioni non organizzate e il riconoscimento delle qualifiche professionali, unitamente alla relativa disciplina normativa.

Il terzo settore interessato da questa prima intesa è quello della previdenza complementare e integrativa, per il quale si mira a definire nuove condizioni di autonomia.

Il secondo schema di intesa si concentra su due ambiti di particolare rilevanza: la tutela della salute e il coordinamento della finanza pubblica. L’obiettivo primario è quello di ampliare gli spazi di autonomia della Regione nella gestione organizzativa e nella programmazione del sistema sanitario. Tuttavia, il percorso negoziale dovrà mantenere come punti fermi irrinunciabili la garanzia uniforme dei livelli essenziali di assistenza su tutto il territorio nazionale, l’accesso equo dei cittadini alle prestazioni sanitarie e il rispetto del fondamentale equilibrio economico-finanziario del settore sanitario.

Con l’approvazione da parte del Consiglio regionale, il Veneto ha dunque formalizzato la propria posizione su questi due schemi e si prepara a portare avanti il confronto con il Governo per ottenere ulteriori competenze nelle materie identificate, rafforzando il proprio ruolo nell'ambito dell'autonomia differenziata.