La commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato, il 3 settembre 2026, l'emendamento unitario del centrodestra riguardante le preferenze nella riforma della legge elettorale. La proposta, che riprende un testo precedentemente bocciato alla Camera per un solo voto a luglio, introduce un meccanismo che mantiene il capolista bloccato, escludendolo dalla scelta diretta dell'elettore. Per gli altri candidati, invece, è prevista la possibilità di esprimere fino a tre preferenze sulla scheda.

Il meccanismo delle preferenze e l'alternanza di genere

Il cuore dell'emendamento approvato definisce chiaramente il sistema delle preferenze. Gli elettori potranno indicare fino a un massimo di tre scelte per i candidati presenti in lista, ad eccezione del capolista, il cui nome rimane bloccato e non soggetto a voto diretto. Questa disposizione, parte integrante della riforma della legge elettorale, è stata ratificata dalla commissione Affari costituzionali del Senato.

Un altro aspetto cruciale riguarda l'alternanza di genere. Il nuovo meccanismo prevede che tale regola si applichi a partire dal candidato immediatamente successivo al capolista, il quale, ancora una volta, rimane escluso da questa disciplina.

È importante sottolineare che per i capilista non è stata reintrodotta la precedente regola del 60%-40%, stabilita dal Rosatellum, che imponeva un limite alla prevalenza di un genere sull'altro.

Il dibattito politico e le reazioni delle opposizioni

Il percorso dell'emendamento è stato preceduto da un intenso dibattito. Nei giorni antecedenti al voto in commissione, il centrodestra aveva manifestato compattezza presentando emendamenti unitari non solo sulle preferenze, ma anche sulla regolamentazione dei piccoli partiti. Tuttavia, l'ipotesi di introdurre il ballottaggio nella riforma elettorale ha perso slancio, incontrando le perplessità di partiti chiave come Lega e Forza Italia.

La decisione di eliminare la regola sull'alternanza di genere per i capilista ha scatenato forti critiche da parte delle opposizioni.

Partiti come Pd, M5s, Avs, Italia Viva e Azione hanno annunciato una ferma battaglia parlamentare, promettendo la presentazione di centinaia di emendamenti. Le accuse rivolte al governo riguardano la volontà di costruire una legge elettorale che favorisca la maggioranza. Il calendario dei lavori prevede ora l'esame del testo in Aula, dopo il passaggio in commissione.