Il Consiglio regionale del Veneto si appresta a votare il 2 settembre 2026 la proposta di legge di iniziativa popolare sul fine vita. La votazione, inizialmente prevista per il primo settembre, è stata posticipata alla seduta successiva, dopo una giornata di dibattito a Venezia, a Palazzo Ferro Fini. La ripresa dei lavori consentirà gli interventi e l’esame degli emendamenti da parte dei 51 consiglieri regionali.

Il testo in discussione definisce le procedure e i tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito, in conformità con la sentenza numero 242 del 2019 della Corte costituzionale.

Questa proposta, legata all’iniziativa popolare Liberi Subito e promossa dall’Associazione Luca Coscioni, era già stata presentata in Consiglio regionale nel gennaio 2024, ma fu allora respinta per un solo voto.

Il dibattito in aula e le posizioni politiche

L’apertura dei lavori ha visto il voto e il conseguente rigetto della questione pregiudiziale sollevata da Stefano Valdegamberi, consigliere di Futuro Nord, riguardante l’iter del provvedimento e il suo passaggio nelle Commissioni consiliari. Superato l’ostacolo procedurale, la discussione è proseguita sul merito del testo e sugli emendamenti.

La maggioranza si presenta divisa: Fratelli d’Italia e Futuro Nord si dichiarano contrari, mentre Lega, Lista Stefani presidente e Forza Italia hanno lasciato libertà di coscienza ai propri membri.

Tra gli emendamenti in esame, spiccano quelli sulla libertà di coscienza del personale sanitario e sul ruolo del medico palliativista nella commissione di valutazione.

Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale del Veneto, si è espresso a favore del provvedimento, sottolineando in aula l’importanza di "ascoltare l’opinione di tutti". Zaia ha precisato che il progetto non istituisce il suicidio assistito, ma ne disciplina l’organizzazione del percorso per i pazienti che ne fanno richiesta alla propria Ulss.

Anche Alberto Stefani, presidente della Regione Veneto, ha collegato il testo al quadro già definito dalla giurisprudenza costituzionale. Stefani ha affermato che il suicidio medicalmente assistito è un istituto delineato dalle sentenze della Corte Costituzionale, e il provvedimento regionale si limita a regolamentarne le modalità attuative.