La mostra – Al Maxxi, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, a Roma, si terrà mostra Nome in codice Caesar. Detenuti siriani vittime di tortura. Sarà possibile visitarla tra il 5 e il 9 ottobre presso la Sala Spazio D. L’organizzazione della mostra è di Amnesty International, Unimed, Focsiv, Un ponte per, Articolo 21 e Fnsi. Le foto in mostra sono "un pugno nello stomaco" dopo l’altro e raccontano la Siria dei crimini contro l’umanità, delle torture nelle carceri. La Siria di Bashar al Assad. Le fotografie esposte raccontano le torture dei detenuti siriani e sono il frutto di una selezione effettuata tra 55mila scatti. La storia di queste fotografie è collegata, come riporta il titolo stesso della mostra al Maxxi, alla figura di Caesar.

E’ Caesar ad aver scattato, tra il 2011 e il 2013, le fotografie. Ad aver immortalato gli orrori subiti dai detenuti siriani.

Nadim Houry, vicedirettore Medio Oriente presso Human Rights Watch, afferma che sono state “meticolosamente verificate decine di storie. Siamo certi che le fotografie di Caesar presentino autentici e schiaccianti prove dei crimini contro l’umanità perpetuati in Siria” e, continua Houry, “non abbiamo alcun dubbio sul fatto che le persone mostrate nelle fotografie di Caesar fossero affamate, fossero state colpite, torturate, in modo sistematico e su vasta scala”. Le fotografie in mostra al Maxxi rappresentano solo “una piccola parte delle persone che sono morte durante la detenzione. Molte altre soffrono lo stesso destino” conclude Houry.

Nome in codice: Caesar – Caesar, l’autore delle foto, è uno pseudonimo.

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In Siria lavorava nella polizia militare. Il suo compito è stato quello di fotografare, appunto, i corpi delle persone che avevano perso la vita nelle carceri siriane. Oltre 55mila scatti. I corpi di chi aveva osato opporsi al regime ed era stato arrestato. Torturato e ucciso. La mostra del Maxxi è stata possibile perché Caesar, ad un certo punto, ha iniziato a copiare in segreto le fotografie scattate. Si è costruito un backup enorme. Alla fine è stato costretto a fuggire in Europa con la famiglia, per paura di essere scoperto. Al Maxxi si ha quindi la possibilità di entrare in contatto con una delle realtà più dure del nostro tempo. Vedere con i propri occhi cos’è la Siria di Assad.