Ha fatto discutere molto l'ultima sentenza data dal Tribunale di Roma nel processo "Mafia Capitale". Sono stati oltre 40 i condannati, ma non per mafia. Proprio per questo le pene sono state inferiori a quelle richieste dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, che ha dichiarato di rispettare in ogni caso la decisione dei giudici e di voler attendere le motivazioni, per leggerle con attenzione e valutare l'eventuale ricorso in Appello. Motivazioni che arriveranno il 20 ottobre, trascorsi i 90 giorni che il Tribunale ha deciso di prendersi per la stesura del provvedimento.

I pm, coordinati dal procuratore capo Giuseppe Pignatone, vogliono capire in primo luogo come il tribunale motiverà la decisione di non applicare il 416 bis alla luce anche delle pronunce, quella del gip ma in particolare della Corte di Cassazione, che avevano confermato le accuse.

Tra i grandi nomi, condannati risultano Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, che hanno assistito alla sentenza in video dalle carceri di Tolmezzo e Parma in cui si trovano al 41 bis, il regime duro per i mafiosi: il primo dovrà scontare 20 anni di carcere, l'altro 19. Le pene comunque sono state dimezzate: 250 anni totali rispetto ai 500 richiesti dalla Procura.

Carminati: 'Mafia Capitale non esiste'

E' stato certificato che mafia capitale non esiste, essendo riconosciute solo due associazioni: una del 'benzinaro', la stazione di servizio attorno alla quale gravitavano i personaggi della malavita legati all'associazione, e un'altra legata al mondo delle cooperative e, "oltre all'associazione è caduto anche il metodo mafioso", hanno dichiarato gli avvocati di Massimo Carminati, Ippolita e Giosuè Naso, che hanno precisato che la mafia a Roma non esiste, come loro dicono da 30 mesi.

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I legali hanno aggiunto inoltre che la presa d'atto della inesistenza dell'associazione mafiosa ha provocato una severità assurda e insolita: una compensazione allo schiaffo morale dato alla procura. Infatti, secondo loro, lo sconfitto è Pignatone, il procuratore capo di Roma, e non si sa se ci sono dei vincitori.

Di parere diametralmente opposto è il presidente del Pd Matteo Orfini, che ha dichiarato che si può reagire in tanti modi alla sentenza, tranne chiedendo scusa a Roma per essere stata definita mafiosa. "A Roma la mafia c'è ed è forte e radicata", dice. Replica il presidente del Pd Matteo Orfini, commentando la sentenza Mafia Capitale. E le infiltrazioni ci sono, sono denunciate e conosciute anche secondo il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, che ha sottolineato che va evitato il rischio di creare una grande confusione anche perché l'inchiesta ha acceso un faro su fatti inquietanti.

Raggi: 'Vittoria dei cittadini. Tenere la guardia alta'

Anche la sindaca di Roma Virginia Raggi esprime la sua soddisfazione su Facebook.

"Hanno ucciso Roma, hanno mortificato la dignità dei cittadini e generato un immenso danno d'immagine all’Italia intera. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza il contributo determinante di una classe politica compiacente, a volte addirittura asservita a questi delinquenti. E oggi è la vittoria dei cittadini, della società civile e della legalità sulla criminalità, sul malaffare e sulla vecchia politica". "Resta una ferita profonda nella carne di questa città. Serve un lavoro costante, silenzioso, per rimarginare e riconnettere tra loro quelle parti della società civile che lottano per la legalità – scrive in conclusione –. Dobbiamo impegnarci giorno per giorno perché le “attenzioni” e la “brama di potere” della criminalità sono sempre forti. Il malaffare resta in agguato. Siamo in prima linea per contrastarlo. Noi non abbiamo paura".