Massimo Carminati è tornato e in molti, forse, cominciano a tremare. Naturalmente il ‘Nero’ di Romanzo Criminale non è uscito dal carcere di Parma, dove è detenuto in regime di 41bis, ma a più di un anno dalle ultime dichiarazioni è tornato ad aprire la bocca. E le sue parole, udite in videoconferenza nell’aula bunker del penitenziario romano di Rebibbia dove si celebra il processo a Mafia Capitale, hanno fatto sobbalzare sulla sedia più di una persona. Carminati attacca il settimanale l’Espresso per un articolo sul furto nel caveau della Banca di Roma di piazzale Clodio nel 1999 e poi aggiunge: “Qui tutti tacciono e l’unico scemo che parla sono io”.

Messaggio criptato, ma traducibile così: “Se continuano ad accusare solo me, che non sono scemo, comincio a parlare veramente, anche dei pezzi grossi che ho la possibilità di ricattare”.

Il ‘furto del secolo’: Carminati contro l’Espresso

“Come al solito l’Espresso mi ha onorato della sua attenzione”, dice Carminati che non gradisce di passare come un ‘corruttore di giudici’. Il risentimento del presunto burattinaio del ‘mondo di mezzo’ è all’apparenza rivolto contro un articolo pubblicato dal settimanale di De Benedetti, a firma di Paolo Biondani e Lirio Abbate (quest’ultimo già autore del libro ‘I re di Roma’). Il ‘cecato’ viene sospettato dai due giornalisti di mantenere ancora un potere di ricatto sulla Repubblica italiana, perché in possesso di documenti scottanti sottratti dal caveau della banca del palazzo di Giustizia di piazzale Clodio, a Roma, durante quello che verrà ricordato come ‘il furto del secolo’ nel 1999.

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Secondo Abbate e Biondani quello di piazzale Clodio non fu un semplice furto, ma un atto ricattatorio compiuto contro avvocati, magistrati, giudici e imprenditori le cui cassette di sicurezza vennero svuotate scientificamente (ne vennero aperte solo 147 su 900) con l’intenzione di colpire esclusivamente i ‘pesci grossi’. Tra questi, i magistrati Domenico Sica e Giorgio Lattanzi, gli avvocati Giudo Calvi e Nino Marazzita. In questo modo Carminati, scrivono i giornalisti, divenne un “intoccabile”, uscendo persino assolto, due mesi dopo, dal processo che lo vedeva imputato insieme a Giulio Andreotti per l’omicidio di Mino Pecorelli. Il sospetto è che nel silenzio ricattatorio imposto da Carminati (e dai suoi mandanti occulti) siano caduti anche i più famosi Misteri d’Italia: Banda della Magliana, mafia, P2, strage di Bologna, omicidio Pasolini.

Il Nero lancia messaggi all’esterno

Carminati aggiunge di voler solo difendersi “dalle cose che emergono nel processo (Mafia Capitale ndr)”, ma di non poterlo fare perché “le cose che stanno accadendo fuori sono altrettanto importanti di quanto avviene in quest’aula”.

Le “cose” non meglio specificate dal ‘cecato’ sarebbero le rivelazioni giornalistiche che dovrebbero, a suo parere, indurre i giudici “a difendersi da accuse di questo tipo”. La conclusione è da film ‘Il Padrino’: “Mi sembra, però, che tutti stanno zitti e l’unico scemo che parla sono io”. Il sospetto degli inquirenti, invece, è che proprio i suddetti giudici siano i destinatari delle minacce di Carminati che li inviterebbe a chiudere un occhio (come il suo) sul passato e sulla rapina al caveau di piazzale Clodio e a trovare il modo per farlo uscire ‘pulito’ anche dal processo Mafia Capitale. Altrimenti sarà lui a parlare.