Da anni ormai in Italia si è diffusa la produzione dei kebab, i quali appaiono molto appetitosi al palato, ma nascondono al loro interno degli ingredienti per niente genuini.
Sembra che in origine nei Paesi arabi in cui è nato il kebab, esso fosse un piatto di carne fresca e nutriente: ora però non è più così. All’interno dei classici panini è infatti possibile trovare carne diversa da pollo e vitello, infatti spesso è un miscuglio di carne di pecora e maiale e nel 9% delle carni analizzate in laboratorio non si è riusciti neanche a capire quale tipo di carne viene utilizzato.
Ma ciò che preoccupa di più non è questo, ma il fatto che all’interno di queste carni ci siano anche scarti di macelleria, come intestino, occhi, polmoni, denti, ossa e lingua. Oltre a tutto ciò è da segnalare che il gusto alquanto appetitoso dei kebab è dovuto all’elevata quantità di sale contenuto nelle carni, così come al grasso utilizzato nella lavorazione.
Un singolo kebab contiene tra le 1000 e 1990 calorie, non considerando le salse e le verdure aggiunte in seguito; i grassi saturi variano dal 148% al 346% della quantità assimilabile giornalmente da un essere umano. Sono stai riscontrati anche batteri come l’Escherichia Coli, che viene espulso normalmente con le feci, e lo Staphylococcus Aureus.
Per la conservazione vengono utilizzati diversi additivi chimici e conservanti che sono altamente cancerogeni: ciò consente alla carne di mantenersi anche per mesi. Inoltre durante il trasporto le carni sono soggette a interruzioni delle catene del freddo, a causa di ripetuti e continui decongelamenti e congelamenti.