L’insufficienza renale è una patologia molto diffusa che ha la tendenza a peggiorare nel corso degli anni fino a portare anche al decesso. Nei casi più gravi si ricorre alla dialisi per cercare di ridurre l’effetto della malattia ma uno studio recente del Gruppo Renale Cochrane ha dimostrato come una dieta aproteica possa essere molto efficace nel ridurre il rischio della malattia.
La nuova cura, denominata terapia dietetica nutrizionale aproteica, è risultata molto adatta a prevenire e controllare le alterazioni metaboliche e le complicazioni cliniche ed è stato dimostrato che può ridurre fino al 31% il rischio di decesso per malattie legate ai reni.
Per avere maggiore effetto la cura dovrebbe essere somministrata al paziente all’inizio della malattia della quale ne rallenta lo sviluppo allontanando nel tempo l’inizio della terapia di dialisi continuativa.
Una grande scoperta insomma che in futuro potrà essere di notevole supporto non solo dal punto di vista medico, ma anche da quello economico se si paragonano i costi del nuovo metodo con quelli di una dialisi. Infatti un paziente che necessita costantemente di un trattamento dialitico costa al Servizio Sanitario Nazionale circa 3.000 Euro al mese mentre la spesa per 30 giorni di alimenti aproteici ha un costo di circa 200 Euro. Un notevole risparmio quindi che andrebbe anche a far sorridere le casse dello Stato.
Una ricerca condotta recentemente ha dimostrato come il numero di dialisi sia purtroppo in costante aumento e in quest’ottica è stato calcolato quello che potrebbe essere il risparmio complessivo che la nuova terapia potrebbe garantire. Le stime sono nell’ordine dei 35 milioni di Euro nel giro di 3 anni, di 160 milioni di Euro in 5 anni e di 500 milioni di Euro in 10 anni.
Tuttavia la difficoltà principale risiede nel fatto che la distribuzione di sostanze aproteiche in Italia non è inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza e di conseguenza non è competenza del Sistema Sanitario Nazionale. Per ovviare a questo problema la Società Italiana di Medicina Generale e la Società Italiana di Nefrologia stanno valutando nuovi sistemi di diffusione della terapia in base alle varie esigenze delle singole realtà locali.
Quest’ultima ha anche pubblicato di recente un documento in cui vengono illustrate le linee guida dell’utilizzo del nuovo trattamento.
Un’importante innovazione che si spera possa presto essere utilizzata ad ampio raggio, innanzitutto per i vantaggi che può procurare ai soggetti affetti da insufficienza renale e poi per tutto il denaro che potrebbe venire risparmiato e utilizzato per altri scopi ugualmente importanti.