"Il Male oscuro del ventunesimo secolo": così da diversi anni viene definita la depressione che colpisce sempre di più la popolazione mondiale specialmente nei Paesi più industrializzati. Insieme ad essa viene associato un altro termine ormai di uso comune: attacchi di panico.
Le due cose spesso si manifestano nello stesso soggetto, ma esiste colui che si ammala di depressione e la conseguente angoscia e preoccupazione, può manifestarsi con gli attacchi di panico, e c'è chi invece ha avuto un attacco come un fulmine a ciel sereno, e preso dall'impotenza e dall'ansia, cade in depressione.
Ovviamente non si può esemplicare in tal modo la spiegazione di queste due patologie, fra l'altro ci sono diverse frange di studiosi che non le riconoscono come patologie psichiatriche che abbiano natura neuronale, ma solo un problema psicologico da curare non necessariamente con dei psicofarmaci. Proprio da queste posizioni molto distanti fra loro, da anni c'è ormai guerra aperta fra psichiatri, psicologi, congnitivisti comportamentali, naturopati, omeopati e chi più ne ha, più ne metta.
Purtroppo tutto questo caos finisce con il confondere le persone che soffrono dei suddetti disturbi, in realtà il primo passo da fare è costituito dalla diagnosi, solo dopo il suo riconoscimento si può scegliere la strada da adottare verso la guarigione.
Sono in molti a domandarsi: "Ma chi soffre di DAP (attacchi di panico in traduzione italiana) o di depressione, può guarire definitivamente?".
La domanda è tanto lecita quanto impossibile da trovare risposta giusta oggettiva, ogni esperto darà dopo un'accurata e personale dignosi, il suo metodo curativo, ma nessuno aprioristicamente può dare al paziente la certezza che queste manifestazioni limitanti e debilitanti, possano essere debellate per sempre. Il cervello è la parte del nostro corpo più studiata ed esplorata, ma allo stesso tempo i suoi meccanismi rimangono per lo più misteriosi, tanto che si sente spesso affermare che nonostante gli innumerevoli studi, l'uomo conosce solo il 10% del reale funzionamento di questo organo, e se si affrontano le reazione di tipo psicologico piuttosto che malattie riscontrabili con degli esami specifici (risonanza magnetica, T.A.C ect....), la percentuale si abbassa.
C'è da sottolineare che basta leggere un giornale, guardare un notiziario, per apprendere di stragi familiari o di gesti autolesionistici, molto grossolanamente si sente poi affermare: "il soggetto omicida o suicida soffriva di depressione". Niente di più errato, un messaggio più generico e inesatto di questo non si potrebbe propinare all'opinione pubblica. Ci sono talmente tante cause per cui una persona compie un atto del genere, che definire il soggetto come depresso, è fuorviante. E' di fondamentale importanza non avere remore nel rivolgersi ad uno specialista, pensare di poter combattere con la forza di volontà questo male oscuro, è un errore, definirsi fragili lo è altrettanto, d'altronde è un pò come avere il colesterolo o soffrire di ipertensione, la cosa peggiore è non accettare quel che ci accade, e ancora peggio è vergognarsene, questa forma mentis per fortuna sta per essere superata, ma sono ancora in tanti, troppi direi, a sottovalutare certi fenomeni e a pensare che il tempo possa essere la cura migliore o che lottare contro di essi sia la soluzione migliore.
Basta pensare che gli attacchi di panico, sono qualcosa che più si tenta di respingere opponendo resistenza, e più si rafforza, è come voler vincere palleggiando con la racchetta e la pallina da tennis contro il muro, più forte gli tiri addosso, più forte la pallina ti viene contro.
La cura? Il primo passo è accettare di avere un problema, senza questa consapevolezza non si va verso alcuna soluzione, dopodichè se ne fa partecipe la famiglia in senso stretto, insieme poi si decide su quale tipo di esperto consultare. E' estremamente importante che gli affetti non dicano: "Non è niente...stai tranquillo...." oppure che gli diano del matto, il compito degli affetti è quello di stare vicino al soggetto e di assecondarlo, senza enfatizzare o viceversa minimizzare gli eventi, d'altronde chi di dovere farà la sua diagnosi e presciriverà la sua cura, ma ripeto, la consapevolezza di ciò che ci accade, l'affetto solidale delle persone a noi più care, sono il primo passo verso la direzione giusta.