Costano meno ma hanno lo stesso principio attivo e nella stessa quantità del medicinale originale. Stessa forma farmaceutica e stessa via di somministrazione. I farmaci equivalenti o generici rispondono agli stessi criteri di qualità, efficacia e sicurezza del medicinale di riferimentto. Unica differenza il prezzo.

Perché si risparmia? Il prezzo inferiore dell'equivalente rispetto all'originale è dovuto al fatto che l'industria che lo produce, non ha dovuto affrontare i costi della ricerca e quindi ha sostenuto spese molto più basse. Si possono formulare farmaci generici con tutti quei principi attivi i cui brevetti sono scaduti, cioè dopo vent'anni dalla data di deposito della domanda.

Quanto si risparmia? Dal 10 al 40%, a seconda del medicinale.  Un affare per le tasche dei consumatori ma non solo, a guadagnarci è anche lo Stato. Il Sistema Sanitario Nazionale infatti oltre a poter garantire un maggior accesso alle cure, risparmia sui rimborsi, i cui importi sono fissati sui livelli super ribassati dei generici.

Secondo Giorgio Foresti, Ex-Presidente di Assogenerici, grazie a tali meccanismi, solo negli ultimi tre anni, sono stati ottenuti risparmi per 900 milioni di euro in Italia. Non male in tempi di spending review. C'è poi l'azione del mercato, che comporta una ridefinizione al ribasso dei prezzi dei farmaci "griffati" a seguito dell'aumento della concorrenza.

Risparmio e qualità però da soli non bastano e sono ancora molti gli italiani che preferiscono spendere di più affidandosi ad un brand conosciuto, con il falso mito di un prodotto migliore. La diffusione nella penisola è ferma al 17-18%, rispetto al 60-70% di paesi come Germania e Regno Unito.