Circa il 60% della popolazione mondiale affetta da HIV risiede nel continente africano, dove la concentrazione del virus ha raggiunto livelli altissimi nel corso degli anni, provocando elevati tassi di mortalità.
Tutto ciò provoca una grave contrazione dell'economia, arrecando danni all'intera società. Si tratta di ciò che Alex de Waal definisce "nuovo tipo di carestia" in quanto le famiglie affette dal virus sono impossibilitate a lavorare e di conseguenza accumulare risorse per i periodi di maggiore difficoltà.
Tuttavia, dalla Columbia University, giungono buone notizie.
Secondo un recente studio pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine, le madri che continuano ad allattare al seno i propri bambini dopo i quattro mesi di vita, riducono il rischio di presenza del virus nel latte materno.
La ricerca è stata condotta in Zambia, dove sono state prese in analisi 958 mamme infette e i loro bambini monitorati fino ai 2 anni di vita.
È stato rilevato che nel latte delle madri costrette a somministrare latte artificiale dopo i primi mesi di vita del bambino, la presenza del virus è più elevata, rispetto a tutte coloro che avevano continuato a nutrire i propri figli con il proprio latte.
Questa ricerca apre indubbiamente uno spiraglio nella dura lotta al virus dell'AIDS: continuando a nutrire i bambini più a lungo con latte materno, ricco di elementi che aiutano a sviluppare un sistema immunitario più forte, si può ridurre il rischio di contrazione.
Per l' Africa, in particolare la zona sub-sahariana dove la percentuale di popolazione affetta da HIV è più alta, l'allattamento prolungato potrebbe rivelarsi una semplice ed efficace soluzione al problema che da anni sconvolge le vite di milioni di persone, compromettendo l'equilibrio dell'intero sistema.