Sigarette elettroniche ancora al centro dell'attenzione. Piombo, cromo, arsenico, cadmio, sostanze pericolose: non stiamo parlando di un esame di Chimica, ma di alcuni metalli tossici (cancerogeni?), che potrebbero essere presenti nei liquidi utilizzati per il funzionamento delle sigarette elettroniche che il settimanale "Il Salvagente" ha coraggiosamente fatto valutare dal dipartimento di Farmacia dell'Università di Napoli.
Il giudice Raffaele Guariniello di Torino da tempo indaga sulle nuovissime sigarette elettroniche (subito un successo tra giovani e meno giovani, come spesso accade per le novità) e naturalmente sui relativi liquidi necessari per effettuare la ricarica.
A seguito delle analisi napoletane ha aperto un nuovo fascicolo e assicura che valuterà attentamente come procedere per tutelare la salute pubblica. Ma la preoccupazione è inevitabile.
In Italia siamo ormai abituati a vederne di tutti i colori ma francamente lascia stupiti la mancanza di un'adeguata normativa di riferimento su questo nuovo prodotto di massa, che stabilisca con chiarezza quali sono le sostanze ammesse e i relativi limiti. Mentre sono stabiliti per legge dei limiti massimi alla concentrazione dei metalli pesanti nel cibo e nell'acqua (com'è logico che sia), nel caso delle e-sigarette non esistono limiti normativi alla presenza di metalli pesanti. Un vuoto legislativo insopportabile, ma anche un vero paradosso: i nuovi prodotti sono controllati meno dei vecchi.
I metalli pesanti, poi, sono da sempre al centro dell'attenzione in quanto ritenuti collegati a una serie di patologie anche piuttosto gravi. Inutile dire che a questo punto serve una precisa regolamentazione del settore, che disciplini la produzione dei liquidi per sigarette elettroniche. Ma possibile che nessuno fosse tenuto a controllarle prima della loro collocazione sul mercato?