Si chiama Seu, "Sindrome emolitica uremica", è una fastidiosa infezione intestinale e la sua diffusione in Puglia getta un'ombra sulla lunga e assolata estate del tacco d'Italia. Destano infatti preoccupazione i ben 16 episodi di contagio in appena 40 giorni, quasi tutti concentrati nella zona compresa tra le province di Brindisi e Taranto e nel barese, riguardanti nella totalità dei casi bambini e giovani adolescenti (ad eccezione di un adulto già dimesso). L'ultimo contagio, in ordine di tempo, riguarda una bambina di appena undici mesi di Calimera, un paese della provincia di Lecce.
L'infezione, spiegano gli esperti chiamati a informare e rassicurare residenti e turisti, è innescata da una tossina infiammatoria, la verocitotossina, generata da particolari ceppi di Escherichia coli, un batterio naturalmente presente nel nostro intestino. I sintomi che rendono certa la diagnosi del contagio sono vomito e dissenteria, con presenza di muco e tracce ematiche nelle feci, spossatezza, dolori addominali. A lungo andare, col permanere dei sintomi, possono insorgere anemia e insufficienza renale. I bambini risultano i più colpiti dall'infezione e dal rischio di danni a carico dei reni, alcuni di essi sono stati anche sottoposti a dialisi.
Dalla Regione è l'Ospedale pediatrico Giovanni XXIII che invia la segnalazione del contagio a tutti i centri nazionali e alla European Centre for Disease Prevention and Control, ma l'assessore al Welfare della Puglia, Elena Gentile, raccomanda prudenza: la situazione sarebbe sotto controllo, i casi di contagio sono ormai in calo e occorre diffidare da chi trasmette infondati allarmi di epidemia.
Tuttavia, la casistica non è del tutto confortante, specie se si rapporta il dato relativo alla Puglia (16 episodi di contagio in 40 giorni) con quelli relativi alla media nazionale (40 in tutta Italia nell'arco di un anno).
L'Osservatorio epidemiologico pugliese, il Ministero della salute e l'Arpa conducono in questi giorni controlli capillari sull'intera filiera alimentare e sulle acque potabili e di balneazione (sebbene gli specialisti siano propensi a scartare con certezza l'ipotesi del contagio tramite acqua del mare), volti ad accertare le cause dell'infezione. Intanto, l'Osservatorio raccomanda una corretta profilassi e invita a rispettare le norme igieniche più basilari (lavarsi spesso le mani, consumare cibi cotti e controllati).