E' datata 11 settembre la bocciatura del metodo Stamina. Il comitato scientifico, nominato lo scorso mese di maggio dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, con lo scopo di esaminare il tanto controverso protocollo messo a punto dal professor Vannoni, ha espresso parere negativo sull'opportunità di dare il via a una sperimentazione clinica. Il metodo Stamina, che prevede l'infusione di cellule staminali mesenchimali, sarebbe privo di ogni consistenza scientifica.

Attualmente si attende la decisione finale che spetta al ministero della Salute.

Il parere del comitato scientifico, infatti, non ha potere vincolante. La sperimentazione del metodo Samina, si ricorda, avrebbe un costo pari a circa 3 milioni di euro.

Duro il primo commento dello stesso professor Vannoni, il quale ha affermato di aspettarsi una tale decisione da parte del comitato scientifico, a suo parere tutt'altro che imparziale, dato che il 70% dei membri dello stesso comitato aveva preso posizione contraria rispetto al metodo Stamina, prima ancora di essere chiamato a farvi parte. A riprova della sua convinzione di parzialità, la fondazione Stamina aveva preparato il ricorso al Tar prima ancora che la decisione del comitato fosse resa nota; il ricorso verrà presentato il prossimo 7 ottobre.

D'altro canto Vannoni appare speranzoso dato che in precedenza il Parlamento aveva dato il via libera alla sperimentazione ed erano già stati stanziati i 3 milioni di euro.

Da un lato, dunque, ci sono gli scienziati, ma dall'altro troviamo schierate le associazioni di malati e familiari che sostengono a spada tratta il metodo Stamina. Numerosi i ricorsi davanti ai giudici del lavoro per ottenere accesso alle cure, che al momento vengono somministrate a 40 pazienti presso gli Spedali Civili di Brescia, mentre 150 si trovano ancora in lista d'attesa.