Bombe antitumorali? Sì, è possibile, usando i nemici, ovvero le cellule che di solito, dai tumori stessi vengono corrotte e trasformate in "aiutanti". Succede grazie a uno studio italo-australiano che è apparso sulla nota e autorevole pubblicazione Science Translational Medicine.
Il lavoro è frutto del Irccs, gruppo di ricerca coordinato dall'Istituto Telethon per la Terapia Genica (Tiget) del San Raffaele di Milano. Allo studio ha collaborato l'Università del Queensland. Attraverso la ricerca genetica è stato possibile intuire come trasformare le cellule aiutanti in "bombe" antitumorali. Come ha spiegato il dottor Luigi Naldini, che dirige il Tiget, è possibile utilizzando la stessa tecnica di trasferimento genico, adattando l'ingegnerizzazione delle cellule del sangue al trattamento delle forme tumorali.
Le cellule divengono corrieri dei virus però resi inoffensivi, una tecnica già in uso per veicolare geni "corretti" in cellule staminali di bambini con malattie genetiche rare. Ad essere inserito l'interferon alpha, perché, pur essendo in grado di eliminare le cellule tumorali è troppo tossica per la terapia tradizionale.
Così modificato, il gene è in grado di colpire solo le cellule tumorali, questo grazie al virus-corriere modificato che permette al gene di attivarsi solo per particolari cellule, i monociti/macrofagi, quelle naturalmente "corrotte" dai tumori. Se prima, grazie a questi aiutanti, il tumore cresceva, così si trova in un ambiente ostile.
Sperimentata sui topi, la tecnica ha riscontrato finora alcuni successi. Ci vorrà tempo ed altri studi per affrontare la sperimentazione clinica.
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