Ha fatto grande scalpore ilcaso di Caterina Simonsen, studentessa di veterinaria che si è dichiarata vivasolo grazie alla sperimentazione sugli animali. Molti sono stati gli insultie addirittura le minacce in risposta al video pubblicato da Caterina.

Ora arrivano invece le repliche,pacate e con cognizione scientifica, dei ricercatori antivivisezionisti, chesottolineano come la vivisezione, oltre a non essere utile (anzi piuttostonociva) alla cura delle malattie umane, è molto più costosa rispetto alle innovativericerche alternative.

La prima risposta chevogliamo riportare è quella della biologa Susanna Penco, malata di sclerosimultipla. In una nota diffusa dallaLAV (Lega Anti Vivisezione), la ricercatrice dice: "Anche io convivo conuna malattia che mi ha costretta a flebo di cortisone, a terapie pesanti, arinunciare, per esempio, a vivere un sereno Capodanno, o la vigilia di Natale(se mi devo fare una puntura che mi scatena sintomi come la peggiore delleinfluenze è ovvio che me ne debba stare a casa)".

La Penco prosegue poi:"Mi sconfortano le parole offensive verso la studentessa, poiché educazione eciviltà sono valori imprescindibili.

Detesto le strumentalizzazioni diqualsiasi genere. Siccome sono malata mi informo, e leggo ad esempio che non cisono ancora cure per le forme progressive di sclerosi multipla: è un dato difatto (fonte: Aism)".

La studiosa continuaperò dicendo che proprio per le malattie più tremende, di cui ancora non si èscoperta la causa scatenante, la vivisezione non è un aiuto, anzi ritarda lascoperta della soluzione.

Secondo la biologa: "Sesi abbandonasse un metodo fuorviante e ci si concentrasse sull'uomo, iprogressi della scienza sarebbero più rapidi ed efficaci: io spero risolutivi".

Come aveva giàsostenuto in note diffuse in precedenza, sarebbe più utile se i malatidonassero glo organi per la ricerca dopo il loro decesso. Lei stessa, infatti,ha donato il proprio cervello. Questo genere di studi post mortem avrebbe,secondo l'opinione della Penco, un'utilità molto maggiore rispetto allasperimentazione sugli animali.

La biologa ritieneanche che: "L'uso di animali potrebbe anche aver rallentato il progresso dellaricerca per trovare cure per malattie umane. Il futuro è la medicina personalizzata,che sfrutta le differenze genetiche interindividuali per capire ilfunzionamento delle malattie umane". Altre nazioni, come gliStati Uniti, stanno già sperimentando metodi alternativi. Il National Instituteof Health (NIH), ad esempio, ha dato 6 milioni di dollari per un progetto dimappatura del toxoma umano.

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Ecco la conclusionedella ricercatrice: "Non credo che i rimedi ai mali umani stiano nello studiofatto su esseri viventi diversi da noi: e tutto questo lo vivo sulla mia pelle.La sperimentazione animale può essere anticamera di cocenti delusioni. Ve nesono molti esempi, anche riguardanti farmaci in commercio".

La Penco non è la sola rappresentante delmondo scientifico antivivisezionista a rispondere a Caterina.

Citiamo qui diseguito il comunicato diffuso da Equivita, comitato scientifico antivivisezionista:

"Il Comitato Scientifico Equivita esprime profondo rammaricoper gli insulti giunti alla studentessa Caterina - che aveva difeso i test suanimali - da parte di persone inqualificabili, incapaci di rispetto, financheper la sua sofferenza.

Equivita esprime inoltre rammarico e stupore nelconstatare che decine di anni impiegati nell'informazione dell'opinionepubblica sembrerebbero non avere lasciato traccia, a giudicare dai commenti deiquotidiani, che scrivono 'si deve trovare un compromesso tra i due frontiopposti degli animalisti e degli scienziati'.

Secondo Equivita infatti non dovrebbe esistere alcuna antitesitra i diritti della scienza e i diritti degli animali, in quanto: "L'unicoconflitto esistente è quello tra una ricerca ben poco scientifica perché basatasu di un presupposto errato (che vede nella prova effettuata su di una speciedelle indicazioni utili per un'altra specie) e una ricerca scientifica, ben piùaggiornata e avanzata, che le straordinarie nuove conquiste della scienza -nella genetica, nella biologia, nell'informatica, nella chimica, ecc. ecc. - cipermettono di utilizzare".

Come la Penco, anche Equivita ritiene che la cura agravi malattie, come quella di Caterina, si troverebbe molto più rapidamenteutilizzando metodi diversi dalla sperimentazione sugli animali.

E la nota di Equivita, come quella della Penco, cita i progressi chestanno avvenendo negli USA mediante il programma federale di tossicologia cellulare,che non prevedono esperimenti sugli animali.

Questa la conclusione del comunicato: "Usare le provesu animali, disponendo oggi di metodi di valutazione di gran lunga piùaffidabili, significa sperperare immense risorse, causare sofferenze inutili eun ritardo irrecuperabile nella ricerca".

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