Mentre in tutto il mondo si raccolgono fondi per la ricerca medica mondiale per la lotta contro la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), grazie al fenomeno virale dell'Ice Bucket Challenge, in Italia uno studio dei ricercatori dell'ospedale torinese Molinette, è stato pubblicato sulla rivista internazionale Neurology, che consente di diagnosticare precocemente questa tremenda malattia.
La diagnosi anticipata sarebbe possibile grazie alla semplicissima tomografia ad emissioni di positroni (PET) e ad uno specifico liquido tracciante di contrasto, molto simile al glucosio. Lo studio è stato realizzato dalla collaborazione del dottor Pagani (CNR Roma), il professore Chiò (Molinette Torino) e la dotteressa Cistaro (PET IRMET Torino). L'accuratezza della diagnosi si attesta su percentuali pari al 95% e l'utilizzo della PET riuscirebbe a diagnosticare precocemente la malattia di alcuni mesi.
I primi mesi della malattia sono di fatto quelli più difficili, in quanto i vari sintomi della SLA non portano immediatamente alla diagnosi, che arriva tardivamente dopo numerosi esami, controlli accurati e principalmente a seguito dell'osservazione dell'evoluzione della sintomatologia, che può durare anche oltre un anno. Una diagnosi tardiva preclude ogni forma di cura iniziale o sperimentale; anche se attualmente non esiste una cura per la SLA, un farmaco a base di Riluzolo ad esempio può rallentarne il decorso in maniera incisiva, se somministrato al paziente nei primi mesi della manifestazione dei sintomi. La sopravvivenza alla SLA è in media di 5 anni.
La PET unitamente all'utilizzo di uno specifico mezzo di contrasto, è in grado di offrire informazioni importanti sul cervello umano, e negli ultimi anni sono stati fatti enormi passi avanti per quanto riguarda la diagnostica delle immagini ottenute.
Lo studio italiano grazie ad un algoritmo matematico, è in grado di stabilire con accuratezza se una persona è affetta da SLA; le aree colpite dalle alterazioni cerebrali, tipiche dei malati di sclerosi laterale amiotrofica, sono tipiche e riconducibili a numerosi pazienti che si sono sottoposti allo studio: per esattezza 195. Questa promettente ricerca, contribuisce alla speranza di trovare una cura definitiva a questa terrificante malattia.