La dislessia è un disturbo particolare dell’apprendimento della lettura. Il bambino dislessico presenta quasi sempre adeguate capacità intellettive, ma, nonostante questo, ha difficoltà a riconoscere e discriminare le lettere contenute nelle parole, ad analizzarle in sequenza e a orientarsi sul rigo da leggere.

Per fortuna c’è l’intuizione!

Il bambino che presenta chiare difficoltà di lettura, privilegia indubbiamente l’uso dell’intuizione rispetto alla decifrazione; l’intuizione della parola scritta è un valido strumento e, soprattutto rispetto a testi piuttosto semplici, è di grande aiuto.

Quando i brani da leggere iniziano ad essere più complessi gli errori sono inevitabili.


La fatica di studiare

Le difficoltà dei bambini si presentano quasi sempre fin dal primo anno della Scuola primaria, ma è soprattutto a partire dalla classe terza che divengono più intense, poiché siinizia a studiare sul serio,i brani da leggere sono più lunghi e complessi ed è davvero una gran fatica. Le pagine divengono nemiche, il piacere di conoscere cose nuove, la curiosità, l’interesse per i vari argomenti sono sempre più minacciati ed è necessario l’aiuto degli adulti.

Chi fa la diagnosi di dslessia?

Per l’accertamento di un eventuale Disturbo Specifico di Apprendimento(DSA) i genitori devono rivolgersi alle strutture sanitarie competenti (pubbliche o private accreditate), le quali predispongono un percorso diagnostico per la valutazione globale del bambino, secondo un protocollo condiviso a livello nazionale.

Lo staff minimo indispensabile per poter elaborare la diagnosi è composto da Neuropsichiatra Infantile, Psicologo e Logopedista.

Il disagio psicologico dei bambini con DSA

Il bambinosi trova a far parte di un contesto, la scuola, nel quale vengono proposte attività per lui troppo complesse e astratte; egli osserva però che la maggior parte dei compagni si inserisce con serenità eottiene buoni risultati.

Questo ragazzino sente su di sé continue sollecitazioni da parte degli adulti (“stai più attento!”;” Impegnati di più!”). Ecco che si percepisce come incapace e incompetente rispetto ai coetanei e, magari, inizia a maturare un forte senso di colpa; si sente responsabile delle proprie difficoltà, ritiene che nessuno sia soddisfatto di lui.

La consapevolezza di non essere all’altezza dei compagni e il timore che essi non lo considerino membro del loro gruppo, può far reagire con comportamenti particolari (ad esempio quello di fare il buffone di classe). Oppure, per non sentire il proprio disagio può mettere in atto meccanismi di difesa, come il forte disimpegno o il rifiuto di fare i compiti (“Non leggo perché non ne ho voglia!”; “Non eseguo il compito perché non mi interessa”…).

I percorsi di aiuto per i bambini con dislessia e per i genitori

Dopo la diagnosi ipercorsi di terapiaspecialistica danno buoni risultati, ma il percorso individuale deve essere personalizzato in relazione alle caratteristiche psicologiche di ciascuno edeve essere affiancato da colloqui periodici con i genitori e, se necessario, da incontri con la famiglia intera.

Le difficoltà e i compiti scolastici hanno spesso invaso la vita familiare, tolto spazio al tempo libero. Talvolta il bambino è stato persino costretto a rinunciare alle proprie attività ludiche o sportive per mancanza di tempo, ma è necessario riprendere fiato, dare un senso diverso alla quotidianità. Si tratta semplicemente di sostenere la famiglia nella costruzione di esperienze positive, piccole cose, da realizzare con semplicità, ma d’importante valore affettivo.

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