Un tempo da noi si moriva principalmente a causa delle malattie trasmissibili, le infezioni. Poi sono arrivati gli antibiotici; le migliorate condizioni economiche hanno portato gli occidentali a migliori stili di vita, di alimentazione e di igiene. E la vita media è progressivamente aumentata. Fino a pochi anni fa, nel Continente Africano tutte queste condizioni erano ancora un miraggio e si continuava a morire a causa di malattie che in Occidente si curavano senza alcun problema. Ancora oggi, in Africa, la situazione è critica anche se piccoli segnali di cambiamento si possono cogliere, in tutti i campi compreso la Salute.

Malattie cardiovascolari e tumori, nell’agenda della sanità dei Paesi Africani

Nel mese di febbraio si è tenuto a Londra il terzo Summit dedicato alla Sanità nel Continente Africano. Un’occasione per fare il punto sull’evoluzione del quadro sanitario, in un Paese che è spesso diventato il focolaio di infezioni di ogni tipo che poi arrivano a noi. Due giorni dove vari relatori si sono confrontati sulla Sanità in Africa, com’è oggi e come sarà tra 15 anni.

Oggi quello che preoccupa i cittadini del Continente Africano sono malattie come malaria, tubercolosi e Hiv. Tutte malattie inquadrabili come “trasmissibili” in quanto portati da un agente patogeno, batterio o virus. Facendo una stima di quello che potrebbe succedere nel 2030, è emerso che le principali cause di morte, per gli africani, saranno malattie tipo quelle cardiovascolari e i tumori, che possono essere inquadrate come “malattie trasmissibili”.

Già oggi succede che negli ospedali arrivano pazienti colpiti dalla malaria o dalla tubercolosi e poi si ritrovano a fare i conti con problemi cardiovascolari e tumori. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in Kenya oggi questo interessa il 50% dei pazienti ricoverati e il 55% delle cause di morte.

L’Africa, un Paese in cammino

Il Continente Africano è composto da tanti Stati, dove per numero di popolazione, risorse economiche, condizioni climatiche, Sanità pubblica, le differenze possono essere davvero rilevanti.Se va bene, come in Tunisia, si trova qualche macchina per la radioterapia ogni milione di abitanti ma in altri Paesi del continente, questo rimane un miraggio.

Lo stesso per i laboratori di emodinamica, utili per la diagnosi e la cura di pazienti cardiopatici dove, in Paesi come l’Egitto, esiste qualche struttura mentre in altre ne hanno solo sentito parlare. Un po’ meglio va nel Sud Africa dove le condizioni economiche sono più favorevoli.

Non solo attrezzature. L’altro problema è anche la carenza di personale sanitario qualificato. Ogni 1.000 abitanti, in Europa ci sono 33,3 medici mentre in Africa ce ne sono solo 2,3.

Tutto questo è un paradosso, i principali problemi sanitari, la mortalità infantile, la bassa vita media suggerirebbero l’opposto ma è sempre l’economia a regolare certi fenomeni. Considerato 100 il peso delle malattie nel mondo, l’Africa soffre per il 24% ma li deve affrontare con solo il 3% del personale specializzato e meno dell’1% di risorse finanziarie.

Ma ci sono segnali di un cambio di tendenza che fanno ben sperare. Forse anche le tecnologiepotranno dare una mano, vedi la telemedicina. Le due giornate di Londra sono servite anche a questo: monitorare il presente e prevedere il futuro.

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