Forse è presto per annunciare la cura della paralisi. Però la strada è oramai aperta e nel giro di 10 anni sarà, probabilmente, possibile testarla sull'uomo. Ma cominciamo dall'inizio: il Politecnico Federale di Losanna (EPFL) ha pubblicato sulla rivista "Nature" i risultati di un esperimento condotto a Pechino su due macachi semi paralizzati. Grazie all'innesto di un ponte wireless nel midollo spinale i due primati sono tornati a muovere gli arti bloccati nel giro di due settimane. Un risultato prestigioso sia per il Politecnico della città svizzera sia per l'Italia: all'esperimento hanno collaborato attivamente Silvestro Micera, della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, e Marco Capogrosso, dell'Epfl.

Curare la paralisi: le cause

La strada per trovare la cura alla paralisi umana è, purtroppo, ancora lunga. Lo studio pubblicato su Nature riguarda due primati affetti da paralisi causata da lesioni al midollo spinale. È una paralisi causata dall'interruzione del passaggio dei segnali elettrici del cervello responsabili di consegnare le istruzioni corrette ai nervi. Sono ferite destinate a non guarire mai e che in genere causano paralisi parziali o totali. L'idea dello studio è di creare un by-pass per aggirare la ferita e permettere la ripresa delle "comunicazioni" tra il cervello e i nervi "rimasti isolati".

Curare la paralisi: aggirare la strada interrotta

Nella pratica i ricercatori hanno impiantato un chip nella corteccia motoria (cioè la parte del cervello responsabile del movimento). Compito del dispositivo è registrare l'attività elettrica dei neuroni delle due scimmie: in pratica il chip tenta di capire quando il macaco prova a muovere gli arti paralizzati. Quando il primate "pensa" di muovere l'arto allora il chip spedisce un segnale tramite wi-fi a un computer.

Il computer, dopo aver ricevuto il segnale, lo reindirizza a un generatore di impulsi innestato dall'altro lato della lesione.

Riassumendo:

  • il segnale elettrico parte dal cervello della cavia
  • viene intercettato da un chip impiantato nella corteccia motoria
  • il chip invia il segnale, tramite wifi, a un computer esterno
  • il computer a sua volta reindirizza il segnale a un generatore di impulsi innestato nell'arto bloccato
  • il generatore di impulsi stimola i nervi dell'arto e l'arto può muoversi.

Tutto questo ha prodotto un risultato importante: in due settimane le due scimmie sono riuscite a riprendere il controllo degli arti paralizzati: La paralisi è guarita e riescono a camminare (non perfettamente, però).

Curare la paralisi dell'uomo

La tecnica non è completamente nuova: è simile a quella usata per trattare il morbo di Parkinson. Questo permette di ipotizzare una finestra di 5 o 10 anni per arrivare alla sperimentazione umana. Sarà possibile curare la paralisi? Forse sì, però prima di lasciarsi prendere dall'entusiasmo occorre ricordare che l'uomo cammina in posizione eretta e non su quattro zampe. Questo comporta problemi maggiori a partire dalla gestione dell'equilibrio e la capacità di cambiare direzione. Serviranno ancora anni di ricerca e di sperimentazioni prima di arrivare alla cura definitiva per la paralisi umana

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