Il principio era semplice: alcune sostanze come serotonina, noradrenalina e dopamina, noti mediatori delle trasmissioni nervose nello spazio sinaptico, dopo la trasmissione del messaggio venivano metabolizzati. Bloccando l’enzima che li metabolizzava poteva protrarre la loro azione biologica. Con un effetto terapeutico, un’azione contro la Depressione. Questo veniva ipotizzato per la prima volta settant’anni fa. A che punto siamo e dove stiamo andando?

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Il punto su The Lancet Psychiatry

Tre psichiatri, Catherine Harmer e Philip Cowen di Oxford (Regno Unito) e Ronald Duman di Yale (Connecticut) il 30 gennaio, su The Lancet, hanno pubblicato una recensione sugli antidepressivi, dalla loro scoperta a dove siamo e cosa ci possiamo attendere nei prossimi anni.

Gli antidepressivi vengono scoperti 70 anni fa quando, nella depressione, fu ipotizzato il ruolo di un enzima, la monoammino ossidasi (MAO) che, nello spazio sinaptico, metabolizza alcuni neurotrasmettitori come serotonina e catecolamine (adrenalina, noradrenalina, melatonina e dopamina).

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Un blocco di questo enzima, con inibitori specifici detti inibitori delle monoamino ossidasi (I-MAO) può assicurare una maggiore concentrazione di questi neurotrasmettitori nel sistema nervoso centrale, mantenendo nel tempo un normale equilibrio fisico e dell'umore.

Dopo settant’anni questi antidepressivi sono in disuso soprattutto a causa della loro elevata tossicità epatica. Così, alla prima generazione di I-MAO, nella pratica clinica sono iniziati ad entrare inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (Ssri). Questo grazie ad una migliore comprensione dei meccanismi della trasmissione nervosa, dei neurotrasmettitori e della loro ricaptazione.

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Salute

Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (Ssri) si sono quindi imposti alla prima generazione di antidepressivi, in quanto capaci di un’azione selettiva (solo serotonina) e attivi non solo nella depressione ma anche in altre patologie nervose come ansia, disturbo bipolare o disturbi alimentari su base nervosa. Farmaco Ssri per antonomasia è il Prozac.

Dove siamo e dove stiamo andando

Agli Ssri sono seguiti inibitori selettivi della ricaptzione di altri neurotrasmettitori come la noradrenalina (Nari), o di serotonina e noradrenalina insieme (Nsri).

Ma nuove evidenze sperimentali e cliniche pongono domande che richiedono nuove risposte. Ad esempio, come mai tutti questi farmaci riescono, in breve tempo, ad aumentare nelle sinapsi la concentrazione di neurotrasmettitori come serotonina e noradrenalina mentre l’azione antidepressiva si manifesta solo dopo diverse settimane?

Da queste evidenze stanno nascendo nuove teorie neuropsicologiche che ipotizzano dei meccanismi intracellulari alla base della depressione, mentre la carenza dei neurotrasmettitori a livello sinaptico sarebbe solo un epifenomeno.

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Queste teorie vengono avvalorate da molecole come ketamina (polvere d'angelo) che, oltre a molti altri effetti, hanno anche un effetto antidepressivo immediato. La ketamina non va ad aumentare i neurotrasmettitori classici ma libera un fattore come il BdnfDNF (Brain Derived Neurotrophic factor).

Nel mondo occidentale il 12% della popolazione soffre di depressione, una tra le cinque patologie più diffuse, soprattutto tra le donne che ne sono colpite il doppio rispetto agli uomini.

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Ma anche bambini e adolescenti non ne sono risparmiati. Una migliore comprensione dei meccanismi cellulari alla base della depressione nei prossimi anni porterà sicuramente a nuove generazioni di antidepressivi.

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