Il dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche dell'Università di Torino ha fatto una scoperta rivoluzionaria, avente per oggetto la lotta contro l'AIDS. La Ricerca scientifica italiana ha portato alla luce una nuova tecnica, la cui particolarità consiste nell'utilizzo di nanoparticelle d'oro. Il bene di rifugio per eccellenza, che deve guardarsi dal fenomeno delle criptovalute, potrebbe giocare dunque un ruolo importante nel prossimo futuro per combattere il virus dell'Hiv. Ogni anno in Italia si contano 4 mila nuovi casi, la cui maggioranza è dovuta dall'usuale pratica di avere rapporti non protetti con partner ogni volta differenti.

La ricerca dell'Università di Torino

Lo studio condotto dai ricercatori dell'Università piemontese apre un nuovo indirizzo per la realizzazione di farmaci utili a combattere la piaga dell'Aids. Gli studiosi hanno dato vita a delle nanoparticelle d'oro allo scopo di catturare il virus, in una prima fase, per poi distruggerlo successivamente, attraverso una pressione sulla particella virale. L'importanza della ricerca è testimoniata dall'interesse manifestato dalla Nature Materials, la rivista scientifica riconosciuta a livello internazionale che ha scelto di pubblicare lo studio italiano.

I ricercatori del dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche hanno lavorato insieme ad un gruppo di colleghi dell'Ecole Polytechnique Federale de Lausanne.

Entrambi i gruppi di ricerca sono stati coordinati da due professori italiani. A Torino il ruolo è stato rivestito dal dottor David Lembo, mentre per l'Università della città svizzera ha operato Francesco Stellacci. Insieme, i ricercatori italo-svizzeri hanno messo a punto le basi per la realizzazione di farmaci antivirali capaci di contrastare la maggior parte dei virus oggi conosciuti.

Lo studio rappresenta un "salto" di fondamentale importanza, visto che fino ad oggi le nanoparticelle non erano state mai in grado di distruggere le particelle virali.

Non solo l'Aids

L'obiettivo della ricerca italo-svizzera non è sconfiggere soltanto l'Aids, ma anche altri virus diffusi in tutto il mondo, come ad esempio la polmonite dei neonati e la Dengue.

Il professor Lembo, in una recente dichiarazione, ha affermato che rimane ancora da raggiungere il traguardo della creazione di un farmaco antivirale ad ampio spettro, in grado di agire contro un alto numero di virus. La ricerca sulle nanoparticelle d'oro rappresenta dunque soltanto il primo passo di un cammino che appare ormai tracciato.

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