L’acne vulgaris è una malattia della pelle che colpisce ben l’85% della popolazione occidentale.

Gli studi epidemiologici hanno identificato due fattori dietetici che promuovono o aggravano l’acne vulgaris: cibi ad alto carico glicemico (zuccheri, pasta, pane, pizza e altri cereali), latte e suoi derivati.

Questi alimenti favoriscono l’attività di un complesso di proteine chinasi (mTORC1) implicato nella patogenesi dell’acne tramite l’infiammazione delle ghiandole sebacee.

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Il risultato è la lesione della pelle dei soggetti con acne.

E’ interessante notare come l’acne non sia mai stata osservata nelle popolazioni che vivono ancora in condizioni paleolitiche (come gli adolescenti della Nuova Guinea e Paraguay) e seguono una dieta priva di carboidrati iperglicemici, latte e derivati. L’acne è invece comparso nelle popolazioni cinesi e di Okinawa che hanno lasciato le loro abitudini dietetiche e abbracciato quelle occidentali.

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Ne hanno parlato i ricercatori del Dipartimento di Dermatologia dell’Università di Osnabrück (Germania) in un lavoro pubblicato sulla rivista Clinics in Dermatology, nel febbraio 2018.

Cause dell’acne

L’abbondanza di androgeni (testosterone e diidrotestosterone) durante la pubertà aumenta sintesi e secrezione del sebo, attraverso la stimolazione dell’attività di mTORC1. Queste alterazioni nella produzione del sebo consistono in un aumento di acidi grassi monoinsaturi (tipo acido oleico), che favorisce l’impianto del Propionibacterium acnes (P.

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acnes), la formazione del biofilm batterico aderente alla lesione e l’infiammazione.

I carboidrati iperglicemici e il latte, aumentando il livello postprandiale di insulin growth factor1 (IGF1) e insulina nel siero, attivano il complesso mTORC1.

Anche l'assunzione di aminoacidi essenziali ramificati (BCAA) e di proteine della caseina del siero del latte può indurre segnali proinfiammatori e proossidanti nelle cellule mononucleari del sangue periferico, attraverso l’attivazione di mTORC1.

Trattamenti anti acne

Il più efficace inibitore della produzione di sebo è l’isotretinoina (13-cis-acido retinoico), che elimina i sebociti, ma che ha anche effetti indesiderati su altre cellule.

Per ridurre il metabolismo dei sebociti senza eliminarli del tutto, è risultata efficace la dieta paleolitica (priva di carboidrati iperglicemici e latte), ricca di pesce marino, e l’assunzione di alcuni integratori (1-2 gr di EPA e DHA oppure olio di pesce, epigallocatechina-3-gallate del tè verde e resveratrolo dell’uva e frutti di bosco, curcumina). Questi hanno soppresso la lipogenesi sebacea, ridotto le lesioni infiammatorie e antinfiammatorie dell'acne, mediante attenuazione del segnale mTORC1.

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Anche la supplementazione di vitamina D nel 50% dei pazienti con acne che ne sono carenti, ha determinato un decremento della produzione di sebo, mediata dalla proteina mTORC1, e un aumento dell’espressione del peptide catelicidina, antimicrobico capace di uccidere il P. acnes.

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